Gender: ministro Giannini, ecco la vera truffa culturale

27 settembre 2015, Fabio Torriero
Finalmente la “questione gender” (una battaglia epocale, antropologica di civiltà: natura contro ideologia) sta diventando centrale nel dibattito culturale nazionale. Il che dimostra che quando la piazza cattolica e non, si scatena, come è accaduto lo scorso 20 giugno a Roma, in piazza San Giovanni; quando dice la sua, fregandosene degli equilibri e delle diplomazie “politicamente, culturalmente e religiosamente corrette”, i risultati ci sono. Eccome.

Perché, infatti, il ministro Giannini si è sentita in dovere ieri di intervenire direttamente, minacciando i responsabili di “truffe culturali” di ricorrere a vie legali, separando la riforma renziana della Buona scuola dalle paranoie dei “fondamentalisti”? 

Perché, finalmente, anche qui, la società civile, le famiglie, i presidi, i professori, non ancora contaminati o ipocritamente succubi del pensiero unico, si sono rivolti a lei, sommergendola di lettere preoccupate di protesta. 

Esibendo contro-documenti che inchiodano il “nuovo corso della scuola” e imponendo ai docenti di firmare altri fogli, per non veder imposta ai loro figli quella che papa Francesco ha definito “deviazione della mente”.

Ma il ministro Giannini ha parlato di truffe culturali. Ecco invece, la vera truffa:

E’ singolare che una liberale metta il bavaglio ai cattolici su una battaglia di libertà, che riguarda i valori di educazione dei figli e le basi stesse della civiltà umana. Messa così nessuna associazione impegnata sul fronte anti-gender, da adesso in poi, potrà denunciare corsi e lezioni a rischio, pena la denuncia.

L’ideologia gender, è vero, non passa direttamente. A parte casi eclatanti, come ad esempio, a Trieste, subito denunciati. Passa subdolamente. Si maschera dietro la Costituzione, la democrazia, la libertà, la tolleranza, l’omofobia, la violenza sulle donne, le pari opportunità, il rispetto delle diversità (religiose, politiche e inevitabilmente sessuali), per poi sancire, impostare, ratificare, una religione rovesciata, una precisa visione ideologica dell’uomo, del sesso: tutto è uguale, non c’è differenza. E il passaggio tra l’uguaglianza totale e l’uguaglianza delle unioni, dei matrimoni, dei figli avuti naturalmente o grazie all’utero in affitto, è breve, automatico. Sarà un mondo nuovo, dove tradizione, natura, famiglia naturale, differenze biologiche (maschio e femmina, padre e madre), verranno annullate e saranno soltanto stereotipi culturali. Non è questa (stereotipo culturale, insieme all’uguaglianza e al rispetto di ogni diversità) che campeggia nei corsi denunciati dalle associazioni cattoliche?

Non è questa già la scissione tra la realtà e la mente? Tra sesso assegnato dalla natura e sesso mentale, tra coppie, matrimoni assegnati dalla natura e coppie, unioni, matrimoni, frutto della mente, nascosti e legittimati dietro la il principio della “libera scelta democratica”?

Signori, questo è il gender che arriva con la melassa democratica, supportato da quei cattolici buonisti e molto ingenui che confondono misericordia con verità, misericordia con dottrina. 

Nessuno combatte le diversità, nessuno odia, nessuno punisce, nessuno si contrappone o giudica “l’uomo gender”, ma con “l’ideologia gender” non c’è dialogo. E soprattutto non siamo fessi.

La Giannini sa che tale concezione generale dell’educazione democratica e scolastica è l’apripista per il dopo? Quali parole ha usato ieri? Eccole: “La Buona Scuola esplicita all’interno delle scuole all’educazione alla parità tra i sessi, è l’introduzione alla cultura della non discriminazione di ogni tipo…”. In soldoni, un professore potrà dire che il gender è sbagliato? No, potrebbe essere accusato di discriminare e di essere antidemocratico. 

Come volevasi dimostrare.

Oppure la Giannini è talmente d’accordo col gender che non lo considera nemmeno un pericolo, ma una cosa scontata, normale? Quindi per lei non esiste...

Ragione in più per tenere gli occhi e i cuori aperti.
 

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