Usa, Francesco "a Congresso": ecco le frasi che non ha detto...

27 settembre 2015, Americo Mascarucci
Usa, Francesco 'a Congresso': ecco le frasi che non ha detto...
Un discorso a metà strada fra declinazione del Vangelo e programma del Partito Democratico americano. Può essere riassunto così l’intervento di Papa Francesco davanti al congresso Usa. 

Un discorso che appare completamente differente da quello tenuto a Strasburgo davanti al Parlamento Europeo, molto più incisivo, duro, in una parola “ratzingeriano” forse perché scritto proprio da Benedetto XVI. Un intervento quello europeo ricco di contenuti e di parole dette, anzi gridate, cui ha fatto da contraltare l’assordante silenzio in terra americana su parole essenziali come aborto e gay. Bergoglio ha parlato della necessità di difendere la vita umana in tutte le sue fasi, ma alla fine il richiamo è sembrato tutto sbilanciato contro la pena di morte e poco, anzi per nulla, contro l’aborto. Forse perché Obama è contrario alla pena capitale ma favorevole all’aborto? Ma come si può condannare la sedia elettrica senza condannare nel contempo anche le tante gravidanze interrotte, i tanti bambini non nati per dare seguito all’egoismo individualista? 

Anche il richiamo alla difesa della famiglia sembrava promettere bene. Invece dopo essersi scagliato contro la “cultura del provvisorio” che non offrirebbe certezze ai giovani spingendoli a rinunciare al matrimonio e alla stabilità di coppia, nessun riferimento alla necessità di salvaguardare la famiglia naturale, fondata sull’unione fra un uomo ed una donna. Al punto che il concetto di famiglia è sembrato ristretto ad una genericità pseudo democratica, ingenerando quasi l’equivoco di una famiglia non più basata sulla diversità dei sessi a scopo procreativo ma soltanto sull’affetto reciproco. Anche quello fra persone dello stesso sesso? Gender e aborto dunque grandi assenti nel discorso papale, un discorso esclusivamente bergogliano depurato dalle “incursioni dottrinali” dei vescovi Usa (il discorso predisposto dall’Episcopato come trapelato da più parti sarebbe stato completamente ignorato, anzi cestinato dal Pontefice). Alla fine quello che è apparso evidente è stato il tentativo di coniugare il liberismo americano con la giustizia sociale, l’agenda Obama con il Vangelo, cercando di anteporre ciò che unisce il presidente Usa alla Chiesa (poco), rispetto a ciò che divide (tantissimo). Un Papa politico dunque quello che si è visto al congresso americano? 

Un Papa interessato a rimarcare la netta distanza della Chiesa dal Partito Repubblicano modello Nixon, Reagan e Bush, il modello di un’America “faro dell’Occidente” e “gendarme del mondo” ma sostanzialmente legato alla tradizione e contrario all’affermazione indiscriminata dei diritti civili propria dell’era democratica targata Obama? Un modello cui Francesco preferisce anteporre l’America pacifista, ecologista, dialogante con tutti, persino con i tagliagole dell’Isis se questi fossero disponibili del primo presidente afro-americano? . E se il Vangelo recita “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, il Papa venuto dall’America Latina arriva a capovolgere il concetto affermando che “dobbiamo trattare i migranti come vorremmo essere trattati noi”. L’importante alla fine è stare dalla parte del bene. Ma bene e male nell’era bergogliana sono concetti da superare come affermato dal Papa stesso forse con riferimento proprio alle accuse dell’episcopato Usa nei confronti della politica di Obama. Forse perché parlare di male di fronte ad un presidente abortista, libertario, ultra laicista, favorevole alle nozze gay sarebbe stato troppo imbarazzante? Meglio puntare l’attenzione su un bene comune da realizzare al di sopra di ogni valore etico? Evidentemente sì, anche con riferimento alle parole pronunciate ieri di fronte all’Episcopato: “La Croce non diventi vessillo per lotte mondane”. 

E quali sarebbero queste lotte mondane? La difesa del Vangelo? Il Vangelo non va testimoniato sempre e comunque in ogni contesto, politico, culturale e sociale, anche il più ostile? Alla fine la visita pontificia ha finito con lasciare l’amaro in bocca a quei cattolici e a quella Chiesa americana che speravano nella venuta di Francesco per veder riconfermato il proprio ruolo all’interno della società. Invece la risposta è stata l’incoronazione di Obama quale interlocutore privilegiato della Chiesa e un’interpretazione del Vangelo perfettamente piegata al politicamente corretto. Un Vangelo che non cambia il mondo ma si adatta per non scontentare il pensiero unico dominante democratico statunitense.
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