La morte di Aldrovrandi: sono passati 10 anni da quella tragica notte

27 settembre 2015, Americo Mascarucci
Dieci anni fa, il 25 settembre del 2005 moriva Federico Aldrovrandi, il diciottenne diventato simbolo della lotta contro la "violenza"  degli uomini in divisa. 

La morte di Aldrovrandi: sono passati 10 anni da quella tragica notte
Aldrovrandi morì per asfissia polmonare dopo essere stato fermato da una pattuglia della Polizia ma gli accertamenti clinici stabilirono che la morte era stata causata dallo schiacciamento del torace e in più il ragazzo sul corpo riportava varie echimosi e tumefazioni.  

La magistratura in via definitiva ha accertato la responsabilità nella morte del giovane degli agenti di Polizia che lo hanno fermato quella notte, tutti condannati per aver ecceduto con l' uso della forza provocando il decesso di Federico. Una vicenda tuttavia che non smette di alimentare polemiche. Infatti gli agenti condannati non hanno mai accettato la verità processuale, confermata in ogni grado di giudizio e con loro i sindacati di Polizia.

 La madre fu costretta a subire l' umiliazione di trovarsi una manifestazione di solidarietà per i poliziotti condannati a Ferrara, sotto le finestre dell' ufficio in cui lavoro con il sindaco aggredito per essersi permesso di scendere in strada per invitare i manifestanti ad andarsene rispettando il dolore della donna. 

In seguito poi in una assemblea sindacale gli agenti pur condannati in via definitiva furono accolti e salutati come eroi dai colleghi. Una vicenda triste e dolorosa che ha sicuramente ferito in primo luogo la famiglia del ragazzo  che merita il massimo rispetto. Premesso ciò è però opportuno che la morte di Federico non venga strumentalizzata da chi, da anni, vorrebbe ridurre le forze di Polizia all' immobilismo, o peggio identificare gli agenti impegnati in operazioni di pubblica sicurezza, con tanto di codice sui caschi o sulla divisa impedendo loro di difendersi dalle aggressioni dei no global, no tav, no tutto. 

I poliziotti quando sbagliano pagano come tutti, e la vicenda Aldrovrandi sta a dimostrarlo. Ma occhio a non denigrare chi fra mille difficoltà e stipendi da fame  si impegna coraggiosamente e a rischio della vita  nella difesa dei cittadini e per la sicurezza della collettività.  
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