Siria shock: il rapporto dell'Onu fa paura

27 settembre 2015, intelligo
Siria shock: il rapporto dell'Onu fa paura
di Raffaele Mancino

Pare non esserci via d’uscita dal conflitto siriano, che ormai da circa cinque anni ha gettato nel caos totale un intero Paese. La Commissione Internazionale d’Inchiesta sulla Siria, voluta dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, ha presentato l’ennesimo agghiacciante rapporto sullo Stato mediorientale.

Ciò che emerge dalle 24 pagine del documento, stilato sulla base di oltre 300 interviste, registrazioni video e immagini satellitari, è un vero e proprio inferno in terra. Lo stallo venutosi a creare tra i belligeranti è alla base dell’amara previsione del panel di esperti: “Senza ulteriori sforzi per raggiungere un compromesso, il conflitto è destinato a durare negli anni a venire”. 

Ma le parti più drammatiche e allarmanti del rapporto riguardano le condizioni della popolazione civile, martoriata e sottoposta ad attacchi indiscriminati sia dalle forze governative che dai gruppi armati ribelli. Incursioni via terra e bombardamenti aerei sono ormai la costante delle azioni belliche, condotte il più delle volte in luoghi dove non sono presenti obiettivi militari, con l’unico scopo di uccidere gli abitanti.

Gli uomini e i bambini vengono arruolati dalle forze governative e dai gruppi ribelli e sottoposti a torture sistematiche ed esecuzioni arbitrarie. Coloro sospettati di parteggiare per la parte nemica vengono catturati, senza lasciare traccia alcuna, rendendo drammaticamente attuale il fenomeno delle sparizioni forzate. Una sorte forse ancora più frustrante spetta alle donne. Rapite dalle milizie governative per costringere i mariti ribelli ad arrendersi, o dai gruppi armati in cambio del rilascio di donne soldato da parte del governo, vanno incontro a sevizie, abusi sessuali e violenze fisiche. 

La mancanza generica di cure sanitarie ha peggiorato una condizione già deleteria di per sé, soprattutto quella dei bambini. Un intervistato ha raccontato di un dottore mentre operava un bimbo di 7 anni senza anestesia. Il bambino provava così tanto dolore che, nelle sue parole, “le urla andavano ben oltre il pianto”.

La mostruosità del conflitto assume tratti ancor più disumani nei confronti dei detenuti. “In nessun’altra parte del mondo le violenze contro i prigionieri sono così diffuse e sistematiche come nei centri di detenzione del governo siriano”, si legge nel rapporto ONU. E difatti, un numero imprecisabile di detenuti ha perso la vita, dopo aver trascorso giorni e mesi all’interno di celle luride e prigioni sovraffollate, senza cibo, acqua e cure mediche, abusati sessualmente da parte dei militari e sottoposti a estenuanti torture come elettroshock e frustate. 

La brutalità della guerra civile continua a causare fughe di interi villaggi. Con 4 milioni di rifugiati e circa 7.5 milioni di evacuati, metà della popolazione siriana è ormai sfollata. “La nostra situazione è orrenda, preghiamo solo che Dio ponga fine a questo inferno, o che ci lasci morire, perché non possiamo più sopportare tutto ciò”. Sono le parole di una tredicenne siriana, urlate al telefono a suo fratello, testimonianza di come nei meandri dei territori siriani regni ormai l’orrore e la disperazione. 

Mentre gli occhi del mondo restano a guardare. Indifferenti, o accecati da una pietà lasciva e passeggera. 


autore / intelligo
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