Trump Vs Trump: non attacca Hillary sul sexgate e perde

27 settembre 2016 ore 9:42, Marta Moriconi
Donald Trump ha perso il primo dibattito presidenziale. Ieri notte (in Italia, ndr) a guardarlo bene non sembrava lui. Solito a non avere peli sulla lingua, ha ceduto alla voglia di conquistare gli elettori moderati, e si è tolto quel ghigno un po' cafonal che tanto celebre lo ha reso. 
Non è stato se stesso, addirittura ha ammesso di fronte ai primi sondaggi che descrivono la netta vittoria di Hillary Clinton, di non aver voluto attaccare l'avversaria sul lato più debole, la vita personale, cioè il Sexgate e Monica Lewinsky. Tradotto: Donald ha fatto il signore. Non contento ha fatto anche la vittima, accusando gli organizzatori del dibattito di avergli dato un microfono che non funzionava bene: "Il mio microfono era difettoso, l'avete notato? Mi domando, che l'abbiano fatto apposta?"...
Quanto alla famiglia Clinton ha ammesso il suo punto debole: "Suo marito era nella sala insieme alla figlia, che ritengono sia una giovane signora molto simpatica e quindi non ho detto quello che stavo per dire perché sarei andato nel personale", ha affermato, intervistato da Fox, Trump. "Ho deciso di non dirlo per non mancare di rispetto a Chelsea
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e forse alla famiglia". Ma questo è lo stile repubblicano non è Trump. Il problema è che la figlia Ivanka è amica della figlia dei Clinton, che però ha accusato l'avversaria di "aver detto cose molto cattive contro di me, è una cosa triste". Peccato che poi appunto un'intervista sull'argomento hot l'ha rilasciata ancora non mantenendo la signorilità intatta.

Ma almeno si è reso conto dell'errore di comunicazione: in una successiva intervista alla Cnn, Trump ha fatto capire che al prossimo dibattito non sarà così rispettoso.

Unico sprazzo di verità "trumpiana" quell'accenno sulla Nato nel dibattito tv, mentre la  Clinton ribadiva quanto le alleanze fossero essenziali per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. "Dei 28 Paesi membri della Nato, molti non versano contributi nella giusta misura, e questo mi dà fastidio", ha detto il candidato repubblicano, sostenendo poi che alcuni Paesi alleati degli Stati Uniti, come la Germania e il Giappone, non investano in modo sufficiente nel budget della difesa "Noi non possiamo essere i poliziotti del mondo", ha affermato ancora Trump che poi ha sostenuto di essere stato contrario alla guerra in Iraq. Ma è stato contraddetto dal moderatore Lester Holt, che gli ha ricordato un'intervista del 2002 in cui il miliardario diceva di sostenere l'attacco all'Iraq ancora prima che iniziasse. Alla fine del dibattito, il repubblicano si è contraddetto da solo accusando Barack Obama di aver ordinato troppo presto il ritiro dall'Iraq permettendo così l'avanzata dello Stato Islamico e lasciando che "prendessero il petrolio" nei territori occupati in Iraq e Siria. "Ora hanno il petrolio dappertutto", ha aggiunto riferendosi anche ai territori controllati dall'Is in Libia. 
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