Per l'economia la Bce non basta: la ricetta anti-Brexit di Draghi

27 settembre 2016 ore 10:24, Lucia Bigozzi
Mario Draghi conferma che la ripresa economica va a rilento. Lo fa davanti al parlamento europeo. Spiega che la direzione assunta dalla Bce a supporto dell’euro sebbene abbia prodotto benefici concreti tra i quali indica il calo della frammentazione tra i Paesi più deboli come Italia e Portogallo e quelli più virtuosi dell’Eurozona (cita non a caso il riallineamento dei tassi di interesse e dello spread), da sola non è sufficiente. Uno dei motivi della ripresa lenta che Draghi richiama è il basso tasso di inflazione (0,2% per quest'anno, 1,2% nel 2017) ma c’è anche l’effetto Brexit che si fa sentire. 

Per l'economia la Bce non basta: la ricetta anti-Brexit di Draghi
Per questo, il governatore della Bce avverte che “più lunga sarà l'incertezza più rilevanti saranno le conseguenze”. Un monito indirizzato direttamente ai leader dei 28 Paesi dell’Unione che Draghi
scandisce quando afferma che “i nuovi progetti comuni europei dovrebbero concentrarsi su preoccupazioni e bisogni immediati dei cittadini”, evidenziando che le priorità sono “immigrazione, sicurezza e difesa” ma anche quella che definisce “l’essenziale fiducia tra persone e Stati”. Non a caso raccomanda il rispetto delle “regole accettate” e in particolare quelle relative alla governance economica. Questo perché, osserva il governatore della Bce ricordando il collega scomparso nei giorni scorsi Carlo Azeglio Ciampi “l’euro è la più grande dimostrazione della volontà unita degli europei, e una forza che porta all'integrazione politica”. 
Inoltre, Draghi pone l’accento sulla necessità di concentrarsi più sulla qualità che sulla quantità della spesa e in particolare di “andare incontro alle aspettative dei cittadini”, calibrandosi sui bisogni reali. 

Un tasto sul quale Draghi insiste molto, perché  anche se la Bce è intenzionata a fare uso di “tutti gli strumenti”, la politica monetaria da sola non è sufficiente. Una raccomandazione, quella del governatore della Bce, che fa il paio con il monito rivolto a Roma e al governo italiano rilanciato dal  collega Benoit Coeuré affinchè l’Italia prosegua le riforme e non tenti di forzare le regole. Un chiaro riferimento allo sforamento del patto di stabilità in particolare sui dossier terremoto e immigrazione che Renzi va ripetendo, di fatto aprendo una “vertenza” con Bruxelles. 
autore / Lucia Bigozzi
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