Trump Vs Trump, il sociologo Bovalino: "Costretto a signorilità, non moderato. È Berlusconi 20 anni dopo"

27 settembre 2016 ore 13:55, Andrea De Angelis
La prima sfida in tv è stata disputata ed ha un vincitore: Hillary Clinton. Più ferrata, più preparata, meno imprecisa. Insomma, Trump ha perso il confronto. Ma, attenzione, si tratta solo del primo. Sarà per questo che ieri il candidato repubblicano sembrava la copia più moderata di quello che abbiamo imparato a conoscere? Oppure la strategia è proprio quella di parlare anche a un'altra, corposa fetta dell'elettorato? IntelligoNews ne ha parlato con il sociologo Nuccio Bovalino...

Il peggior avversario di Trump è stato proprio lui stesso?
"Partirei da una premessa. Seguendo questa campagna elettorale a un italiano sembrerà veramente di essere tornato indietro di vent'anni. Siamo alla declinazione americana di quanto accaduto qui in passato: da un lato l'imprenditore che vuole far rinascere la nazione, riaccendendo un sogno, dall'altro la professionista della politica che assicura continuità con il passato mettendo sul piatto la capacità di gestire la cosa pubblica". 

Con una differenza: è difficile pensare a un ventennio di Trump al potere...
"Esatto (ride, ndr), ma lo scontro ricorda molto quello tra Berlusconi e la gloriosa macchina da guerra, che in questo caso è tutto il sistema clintoniano che non ha neanche bisogno di riproporsi sotto smentite spoglie". 

Venendo alla domanda, il suo essere sembrato più moderato è il tentativo di parlare a un elettorato più ampio? Oppure è una strategia, ai prossimi confronti tornerà quello che siamo abituati a conoscere?
"Credo che ci sia una differenza tra l'avere determinati atteggiamenti durante i propri comizi e il doversi confrontare in diretta televisiva con una candidata. Secondo me Trump più che per una questione politica, ha scelto da un punto di vista direi culturale di sembrare più signorile, moderato sia nei temi che nell'atteggiamento verso Hillary. Non ha calcato la mano in maniera particolare sulle tematiche più spinose per la candidata democratica, dalle email alle sue condizioni di salute. Ripeto, ho visto la volontà di apparire non moderato politicamente, ma signorile". 

Trump Vs Trump, il sociologo Bovalino: 'Costretto a signorilità, non moderato. È Berlusconi 20 anni dopo'
C'era dunque il timore di essere quasi sgradevole al pubblico?
"Assolutamente sì, anche perché c'è stato chi lo ha definito fascista. Robert Kagan, ad esempio, ma anche altri di recente. Ricordiamoci sempre che gli Stati Uniti rappresentano nell'immaginario collettivo la grande madre, la nazione capace di accogliere, integrare, consentendo a tutti di crescere. Di poter sognare. Trump rappresenta la rottura con questo schema secolare. Non a caso Clinton ha calcato la mano facendo sottintendere che Trump non può essere il paladino del nuovo sogno americano, dell'individuo capace di farsi da sé perché lui ha potuto iniziare le sue attività solo grazie ai soldi del padre. Non creerà dunque qualcosa di nuovo, perché non incarna il sogno americano realizzato in questo senso". 

L'unico momento in cui Trump è sembrato veramente Trump è forse stato nel passaggio sulla Nato. Come commenta quel suo "non possiamo essere i poliziotti del mondo"?
"Negli ultimi decenni i neoconservatori hanno costituito l'ossatura e la linfa vitale dell'elaborazione culturale del partito repubblicano. Con loro Trump ha un grande problema. Negli Stati Uniti il Project for the New American Century ha elaborato le teorie sulle quali si è costruito l'intero paradigma di azione politica, militare e culturale nel resto del mondo del Presidente Bush del periodo successivo all'11 settembre. Questi neocon, spesso accusati di essere machiavellici, sono considerati coloro che hanno inventato le teorie dell'esportazione della democrazia nel mondo. I neocon non hanno però iniziato ad essere influenti con Bush, ma già nell'epoca Clinton hanno realizzato alcune loro visioni sulla scena geopolitica. Con Obama poi lo hanno fatto, seppur in maniera diciamo così silenziata". 

E ora?
"Ora sanno benissimo che con Clinton ritroverebbero un carissimo alleato. Definendo fascista Trump, hanno segnato il distacco di questo centro studi da sempre vicino al mondo repubblicano. Trump come reazione è andato in Israele da Netanyahu cercando di trovare sponda in quella parte di ebrei più duri rispetto a quelli neocon newyorkesi. Trump così, per venire alla domanda, dicendo che la Nato non deve essere il poliziotto del mondo non fa altro che segnare in maniera concreta, visibile e politica la sua distanza da quel gruppo intellettuale dei neoconservatori che da sempre è stato, lo ripeto,  l'ossatura culturale e intellettuale del partito". 

Il rischio è che alla fine Clinton possa vincere grazie ai voti di quella parte del partito repubblicano?
"Certo, da quella parte che si rivede nel progetto di un'America non isolazionista, ma invece proiettata verso un ruolo di dominio. Lo stesso Obama è stato attivo nella volontà di incidere nelle sorti del mondo. Quello che invece Trump promette è una forma di isolazionismo che appartiene a un mondo repubblicano decisamente tradizionalista, poco avvezzo a simili operazioni internazionali". 


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