Delitto Loris, lo psichiatra Meluzzi: “Vi spiego perchè la versione di Veronica è possibile"

27 settembre 2016 ore 13:52, Lucia Bigozzi
“Mi colpisce un aspetto: dopo tutto l’approfondimento e il dispiegamento di forze, ad oggi non c’è alcuna condizione per dire che il racconto di Veronica Panarello sia sicuramente fantasioso”. Nell’intervista con Intelligonews Alessandro Meluzzi, criminologo e psichiatra, lascia la porta aperta sull’omicidio del piccolo Loris e sulle nuove verità della madre davanti al giudice.

Veronica Panarello in Aula ha detto le sue verità. La convincono? Da tecnico, che idea si è fatto? 

"In questa vicenda io sono stupito di una cosa, ovvero che una serie di accertamenti storici, anamnesici sul luogo del delitto, abbiano potuto o confermare o assolutamente non confermare questa versione. Questa è una versione possibile, come tutte quelle date da lei. In altre parole, allo stato attuale delle cose non c’è alcuna condizione per poter concludere che questa versione sia veritiera ma non c’è nemmeno alcuna condizione poter smentire in modo definitivo".

Delitto Loris, lo psichiatra Meluzzi: “Vi spiego perchè la versione di Veronica è possibile'
Qualche esempio?

"Eccolo: siamo certi che la Panarello avesse una relazione con il suocero? Io non credo sia così difficile accertare tutto questo attraverso una serie raccolta testimoniali, di eventi; penso che di tutto ciò sia possibile trovare dei riscontri. Se questo risultasse vero, non significa che il suocero sia l’assassino del bambino ma certamente il fatto di averlo negato potrebbe, come dire, introdurre scenari nuovi".

Ma dal punto di vista criminologico la versione della Panarello per lei sono credibili? Perché credere alla madre del piccolo Loris?

"Anche chi è completamente matto non è mai completamente non credibile così come non è mai completamente credibile. Non c’è nessuna psicopatologia e nel suo caso non ce n’è una conclamata, semmai può esserci un disturbo della personalità che può inficiare il valore della testimonianza. Voglio dire: se anche lei avesse una personalità istrionica, immatura, narcisista o borderline, questo non significa che non possa dire la verità. Così’ come non significa che non possa dire una falsità, ma se anche dicesse una falsità è interessante capire perché la dice; e soprattutto si potrebbero trovare elementi di riscontro rispetto ai dettagli che lei dà, come ad esempio sullo strangolamento con un cavetto usb e poi tutta una serie di dinamiche di spostamenti tra la casa, il luogo dove il bambino è stato gettato, la scomparsa della borsa. Insomma: mi pare che nonostante tutto questo approfondimento e grande dispiegamento di forze, ci siano ancora delle ampie zone di ombra che a mio modo di vedere, non consentono di rubricare come un sicuro racconto fantasioso questa chiamata correa del suocero, così come peraltro per poterla confermare c’è bisogno di riscontri". 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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