Sisma e migranti salvano l'Italia da rigore: "Flessibilità dentro le regole"

27 settembre 2016 ore 16:34, Luca Lippi
Lo scontro fra Italia e Ue sulla flessibilità non tende a smorzarsi, anzi no! Proprio ieri il presidente del Consiglio ha messo il carico affermando: “Non vogliamo che i soldi spesi sui migranti e sul terremoto, in particolare per le scuole, vengano conteggiati nel Patto di Stabilità. Questo lo abbiamo detto e lo facciamo”.una sorta di ‘dentro o fuori’ come se se il manico del coltello fosse nelle mani dell’Italia e non dell’Ue. 
Tuttavia, se è vero, come è vero, che la migliore strategia è l’attacco ecco che l'Italia ha ottenuto quello che voleva.
Il governo chiedeva di poter spendere lo 0,4% del Pil in più di quanto previsto dal Patto di Stabilità europeo: lo 0,2% per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto e un altro 0,2% per la crisi dei rifugiati, due ragioni che l’esecutivo reputa debbano essere considerate estranee alle regole di bilancio.
Ecco perché il varo della Nota di Aggiornamento della manovra finanziaria (tra i 22 e i 25 miliardi di euro) è stata rimandato di 24 ore: la luce verde da parte dei ministri dovrebbe arrivare stasera.
Dalla parte europea, le intenzioni sarebbero state quelle di accordare all’Italia un nuovo obiettivo di crescita dell’1-1,1% nel 2017 e un deficit pari al 2-2,1% del Pil, fatta questa che l’Ue interpreta come una concessione, Bruxelles negava senza discutere i 6,5 miliardi di euro per le spese legate al terremoto, che l’esecutivo pretende vengano esclusi dal Patto di Stabilità e spostati in una categoria speciale prevista per le “circostanze straordinarie”.
Idem per le spese dedicate alla risoluzione della crisi dei migranti. Insieme le due voci in uscita farebbero salire il deficit al 2,4-2,5% del Pil. 
Poi la decisione, secondo fonti europee vicine al negoziato, la Commissione Ue sarebbe propensa a concedere all'Italia un deficit di "almeno il 2,3%" per il 2017, tenendo conto delle emergenze per il sisma nell'Italia centrale e per i flussi migratori. L'obiettivo per il prossimo anno sarebbe dovuto essere dell'1,8%, e l'incremento dello 0,5% equivarrebbe a circa 8 miliardi di euro.

Sisma e migranti salvano l'Italia da rigore: 'Flessibilità dentro le regole'

L’Unione Europea da parte sua, ha cercato di aggiungere legna al fuoco allo scopo di disperdere la questione fra altre e senza una reale necessità aggiunge fra le motivazioni della rigidità l’incapacità di porre limitazioni alla correzione del deficit strutturale e la mancanza di progressi sul fronte della riduzione del debito pubblico.
Questo punto è il fianco scoperto dell’Italia che nonostante i ripetuti tentativi di recuperare soldi dalla spending review e dalle privatizzazioni in cinque anni niente è stato concretamente utile, per questo motivo la spesa pubblica è sempre molto alta e il deficit è visto crescere l’anno prossimo di pari passo con una crescita economica che rimarrà ferma. Tuttavia, è una situazione cristallizzata, non è una questione degli ultimi mesi.
Questa riflessione deve avere indotto a riflettere meglio anche Moscovici: "Bruxelles userà tutta la flessibilità che esiste nel Patto di stabilità per aiutare i Paesi che fanno riforme e investono, ma niente flessibilità fuori dal Patto".
Aggiunge il commissario: "Il Patto è la nostra roadmap, dobbiamo rispettare le regole, ma abbiamo deciso che lavoriamo sulla flessibilità dentro le regole", ha spiegato il commissario.
Conclude Moscovici: "Con l'Italia è in corso un dialogo positivo", ha sottolineato Moscovici. La discussione è "a livello amministrativo e tecnico con il Tesoro e politico con Renzi e soprattutto con Padoan". La linea di Bruxelles è che "le regole devono essere rispettate, e cerchiamo di ridurre il gap (tra i numeri della Commissione e quelli del governo italiano). Spero che i dati del Def possano ridurre questo gap così possiamo riconciliare flessibilità e regole".
In ogni caso, mentre a Bruxelles si dibatte ancora la questione, il sottosegretario Claudio de Vincenti ha cercato di calmierare gli animi precisando che mancavano solo gli ultimi ritocchi per completare il documento, e i ritocchi sono ora pronti e quindi è pronto anche il Def del quale attendiamo solo la pubblicazione.
Da queste trattative dipendevano tutte le misure sulla piano per le pensioni, quelle fiscali sulle partite Iva, e sul rinnovo del contratto degli statali, tutti aspetti importanti su cui il governo sta lavorando in vista della legge di bilancio. 
Lo sblocco della questione flessibilità ha definitivamente sgombrato il campo alla marcia del Governo verso le riforme, sempre nel rispetto delle regole. Aveva ragione Padoan.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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