Che ci fanno le monete romane in Giappone?

27 settembre 2016 ore 14:33, Luca Lippi
Quando i romani commerciavano con l’Oriente, forse anche col Giappone, ma forse no! Probabile si tratti solamente di una casualità, ma sempre a fortissime tinte di valenza storica.
Sia bene inteso, l’impero romano non arrivò mai in Giappone e ebbe anche pochissimi contatti con la Cina.
Il problema principale dei rapporti tra Roma ed il Celeste Impero fu sempre quella zona geografica definita "Vicino Oriente Antico". 
Tutta la zona mediorientale, dopo i Seleucidi, verrà sempre occupata da quelli che saranno nemici quasi proverbiali di Roma prima e dell' Occidente poi: I Parti, i Sasanidi e poi dopo gli Arabi. 
I primi, in particolare, si rivelarono nemici pertinaci di Roma, non interessati a nuove conquiste ad Ovest, ma pressochè imbattibili nel loro territorio. E base principale della loro economia era il commercio, anche il commercio con la Cina. 
Ciò è uno dei motivi principali, oltre alla lontananza ed alle difficoltà comunicative, per cui tra Cina e Roma erano sempre difficili i contatti. Difficili, ma non impossibili. E’ noto che 
i cinesi chiamano l'impero romano  "Tzat's In". Mentre nelle fonti latine la Cina genericamente intesa è il "Catai". Non è quindi vero che prima dello straordinario viaggio di Marco Polo non si sapeva proprio nulla. Quindi se è concepibile qualche lieve contatto fra Roma e la Cina, è assai più probabile che non ve ne fossero fra impero romano e il Giappone. Tanto è vero per ragioni logistiche prima e soprattutto perché fino al ai primi del XVII secolo, l'impero del Cipangu, cioè l'attuale Giappone non consentiva a nessuno di attraccare le proprie navi alle sue coste (da antologia, ad esempio, è l'episodio narrato da Marco Polo sulla fallimentare spedizione di Kubilai Khan in Giappone, dove la sua flotta fu completamente spazzata via dal Kamikaze, il vento delle coste secondo alcune intepretazioni, i guerrieri fanatici secondo altre), questo per vari motivi, sia di carattere religioso (presunta origine divina del popolo giapponese, che non doveva mischiarsi ad altri), che di carattere politico (autarchia).

Che ci fanno le monete romane in Giappone?

Per tornare ai Romani, comunque loro non arrivarono mai in Giappone e non erano a conoscenza dell'esistenza di questo Paese. 
Sono talmente tante le tracce dell’impero romano in Oriente da Israele fino all’India, che è quasi impossibile impedirne la continua presenza ovunque a distanza di secoli.
Tra le rovine di un castello in Giappone sono state ritrovate diverse monete dell’antica Roma insieme ad altre monete ottomane.
L’archeologo Hiroyuki Miyagi non voleva crederci, ha pensato subito a uno scherzo, quando poi ha dovuto ricredersi di fronte all’evidenza: “Non potevo credere che potessero avere trovato veramente una cosa del genere nel castello di Kasturen, credevo fossero repliche finite lì per caso, magari lasciate da qualche turista”.
Il castello di Katsuren è un sito protetto dall’Unesco e si trova a Okinawa, la provincia più meridionale del Giappone. 
Le sue rovine vengono esplorate e scavate da tre anni e il team di archeologi ha rinvenuto soltanto recentemente le monete (dieci in tutto). 
L’autore della scoperta, Toshio Tsukamoto, ha detto: "Ero stato in altri scavi in Egitto e Italia e ho riconosciuto le monete romane immediatamente”.
I reperti sono stati sottoposti ai raggi X, per decifrarne meglio le iscrizioni, ed è risultato che, mentre le monete ottomane risalivano al 1687, quelle romane erano molto più antiche: tra il terzo e il quarto secolo dopo Cristo. 
Tra l’epoca di Diocleziano e quella di Costantino è la datazione corretta, ma non è così semplice determinare da dove provengano realmente.
Il castello ha avuto relazioni con la Cina e altri paesi asiatici, tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo. Gli archeologi pensano che la scoperta prova, se non certo l’approdo di antichi romani sul suolo nipponico, il commercio tra quest’area del Giappone e altri Paesi del Sud Est asiatico, da cui potrebbero provenire le monete.

autore / Luca Lippi
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