Trump Vs Clinton, Rondolino: “Se fossi lo spin doctor di Donald..."

27 settembre 2016 ore 15:50, Lucia Bigozzi
“Se fossi lo spin doctor di Trump gli direi: fai il Trump fino in fondo’ perché nel suo essere intrinsecamente ‘cafonal’ c’è la chiave del suo successo”. Così Enrico Rondolino, giornalista e comunicatore, esperto di campagne elettorali, commenta con Intelligonews la performance del tycoon americano nel primo faccia a faccia con Hillary Clinton. 

Come valuta la performance di Trump nel primo faccia a faccia con la Clinton? A molti è sembrato un Trump contro se stesso, alias il peggior nemico di se stesso. 

"Trump ha cercato di rendersi presidenziale come si suol dire in questi casi e ci è anche riuscito, è stato persino garbato e in un paio di occasioni ha anche dato ragione alla Clinton, mentre in altri momenti ha fatto il Trump, ovvero è andato con toni piuttosto pesanti. Qui è la contraddizione del personaggio e dico contraddizione in senso buono, ovvero produttrice di consensi. Lui funziona come anti-establishment e dunque la sua forte carica “eversiva”, noi diremmo grillina o leghista tradotto nella politica italiana, funziona quando ha di fronte un avversario che è l’incarnazione dell’establishment e su questo ha insistito molto contrapponendosi alla Clinton. Però per vincere le elezioni bisogna anche prendere quella strisciolina intermedia di elettori che non è particolarmente ‘trumpista’".

Trump Vs Clinton, Rondolino: “Se fossi lo spin doctor di Donald...'
È forse un problema di target che gli hanno assegnato i suoi consiglieri politici, ovvero assumere una posizione e un’immagine più moderata smarcandosi dai toni trash o dall’appeal un po’ ‘cafonal’ che ha sempre manifestato? Insomma, si è trattenuto a livello emotivo?

"Lui è intrinsecamente ‘cafonal’ ma questo è la chiave del suo successo. Se io fossi uno spin doctor di Trump gli direi fai Trump fino in fondo, perché lui sarà sempre così; è come se Beppe Grillo si mettesse a discutere con Mario Draghi, la cosa non potrà mai funzionare. Mentre invece il Trump che fa il Trump ha una sua oggettiva presa perché tutto l’Occidente è pervaso da populismi da insofferenze. Il grande tema delle democrazie occidentali oggi è il popolo contro l’elite e gli Usa come sempre moltiplicano per mille gli effetti, anche se Trump non diventerà mai Bush e infatti giustamente i Bush non lo votano perchè l’establishment repubblicano è sostanzialmente un guscio vuoto; ci sono i milioni di dollari di finanziamento ma negli ultimi dieci anni il partito è stato attraversato da alti e bassi e quasi non esiste più". 

Sulla Nato Trump è stato molto chiaro affermando che “gli Usa : gli usa non possono essere i poliziotti del mondo”. Cosa pensa lei del ruolo della Nato e condivide la posizione di Trump?

"E’ condivisibile da molti americani perché noi non dobbiamo mai dimenticare che l’America ha una radice storicamente isolazionista, cioè: questo è il nostro continente e qui noi siamo liberi e sovrani e facciamo ciò che ci pare. E’ stato proprio il Novecento che ha trascinato l’America nell’agone mondiale e da questo punto di vista Trump è molto coerente con il cuore del suo messaggio; se il suo messaggio è il maschio bianco disoccupato o indebolito dalla crisi, la guerra commerciale alla Cina e la contrarietà alla Nato, questi sono slogan che si tengono insieme e riconducono alla matrice isolazionista degli Usa che ha una sua nobile tradizione radicata nello spirito americano". 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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