Legge renziana scatena i divorzi brevi: estate ‘bollente’

28 agosto 2015, Americo Mascarucci
Legge renziana scatena i divorzi brevi: estate ‘bollente’
Il Corriere della Sera l’ha definita “l’estate del divorzio breve” perché, da quando lo scorso ventisei maggio è stata approvata la legge che ha velocizzato e soprattutto ridotto i tempi di annullamento del matrimonio, sarebbero state firmate 50mila pratiche in soli due mesi. 

Secondo le stime dell’Associazione matrimonialisti italiani, entro la fine dell’anno se ne dovrebbero contare altrettante, se non di più. Merito come detto della nuova legge che ha ridotto da tre anni a sei mesi in caso di separazione consensuale o al massimo a dodici nel caso di separazione giudiziale, i tempi di ottenimento del divorzio. 

Inoltre l’impennata avrebbe interessato soprattutto gli ultra sessantenni.  Il 20% dei divorzi breve riguarda infatti gli over 65 e anche ciò sarebbe determinato proprio dal fatto che i tempi di ottenimento dell’annullamento sono drasticamente diminuiti. Insomma, se prima tanti si limitavano ad una “separazione di fatto” evitando di avventurarsi in cause giudiziarie, scoraggiati dai tempi eccessivamente lunghi di attesa, tre anni come detto, oggi alla luce delle significative novità legislative è scoppiata un’autentica “corsa al divorzio”. 

Per il Governo Renzi la legge sul divorzio breve è stata sbandierata come l’ennesima prova della volontà dell’esecutivo di sbloccare il Paese, smaltire i lavori dei tribunali spesso imbrigliati in cause lunghe e dispendiose, ma soprattutto di riconoscere un diritto a quei coniugi che vogliono separare i propri destini e costruirsi una nuova vita. 

Proprio nei giorni in cui in Parlamento si stava discutendo la legge, Papa Francesco tuonava contro la “cultura del provvisorio” ossia il tentativo di rendere tutto precario ad iniziare dal matrimonio. Nessun riferimento ovviamente alla legge, ma tutti hanno notato fra le righe degli interventi papali un forte malcontento verso un provvedimento che, lungi dall’incoraggiare i giovani a sposarsi e costruire una famiglia, favoriva la distruzione dei vincoli nuziali. Stando alle prime stime rese note oggi, appare evidente come i timori del mondo cattolico fossero ampiamente giustificati. 

Intendiamoci, sarebbe assurdo oggi pretendere di vietare il divorzio come avveniva in Italia prima dell’introduzione della Legge Fortuna-Basili, ma era proprio necessario questa accelerazione sui tempi di separazione? 

Senza voler necessariamente impostare un discorso di stampo etico, non c’è dubbio che oggi la famiglia viva una condizione di estrema difficoltà, agevolata soprattutto dall’incertezza economica, dalla precarietà occupazionale, da tanti fattori che spingono i giovani a rinunciare alla stabilità di coppia. Nessuno vuole obbligare per legge una coppia in crisi a restare unita, ma lo Stato dovrebbe preoccuparsi, prima dei divorzi, dell’aiuto alle giovani coppie a mettere su famiglia. 

Invece, si preferisce incentivare la “cultura del provvisorio” spingendo i giovani a scegliere forme di vita alternative al matrimonio (vedi le unioni civili che oggi si sta cercando di equiparare alla famiglia naturale) nella certezza che nulla sarà mai definitivo. Se poi per caso qualche coppia avesse avuto il coraggio di sposarsi nessun problema, appena il matrimonio entra in crisi, bastano sei mesi o al massimo un anno per mandare tutto a monte. Anche il matrimonio dunque è stato trasformato nell’ennesimo “prodotto di scarto”, da gettare al macero nel momento in cui le ragioni per stare insieme dovessero venire meno. 

Eppure quelle ragioni potrebbero essere ritrovate, ancora di più quando ci sono i figli. Tre anni per qualcuno potevano essere un tempo troppo lungo, ma la fine di un matrimonio dovrebbe essere comunque un passo da compiere ponderatamente, da ragionare a fondo, senza eccessive accelerazioni e senza dare nulla per scontato. Invece con la nuova legge tutto è rapido, “cotto e magnato”. E c’era anche chi si era spinto a proporre con un emendamento il “divorzio lampo” ossia l’ottenimento immediato della separazione in caso di consenso della coppia ed in assenza di figli minorenni. 

Le proteste del mondo cattolico e la paura di mandare all’aria con quell’emendamento l’intero impianto della legge, hanno spinto i proponenti a ritirarlo. Questo per dire come il soddisfacimento delle pulsioni dell’io, l’io voglio, l’individualismo avanti a tutto abbiano finito con il far diventare il divorzio breve l’ultima frontiera dei diritti civili, una conquista di civiltà e non un fallimento da evitare finché possibile o come detto, da ragionare a fondo senza troppa fretta. E così l’impennata delle pratiche sta a dimostrare come il divorzio breve sia diventato quasi l’ultima moda dell’estate 2015. Manca solo lo spot, tipo quello di una nota agenzia di viaggi: “Sposato? No divorzio breve? Ahi, Ahi, Ahi”.  

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