Debiti Capitali: non solo Roma con i conti in disordine, ecco i numeri

28 agosto 2015, Luca Lippi
Debiti Capitali: non solo Roma con i conti in disordine, ecco i numeri
Nel nostro paese, stato e amministrazioni locali hanno tutti il medesimo “vizietto”: quello di produrre perdite e contrarre debiti infiniti in barba all’aumento della pressione fiscale.

E’ stata la Corte dei Conti recentemente a divulgare un rapporto sull’argomento, e abbiamo anche visto che le sue stime sono state sottovalutate; in ogni caso la segnalazione della Corte era di circa 20 miliardi di euro complessivi di debiti delle regioni italiane.
Ovviamente i numeri sono estratti da quello che si riesce a vedere. Per fare un esempio non possono emergere i numeri relativi alla Regione Piemonte dove la stessa magistratura contabile ha scoperto diversi artifizi contabili perpetrati dagli amministratori regionali per “aggiustare” i conti.

Le Regioni, come se non bastasse, condizionano con loro “scarsa competenza contabile” anche l’amministrazione di diverse società partecipate (la maggior parte inutili).

Delle partecipate sul territorio nazionale il 40% è in rosso intenso con la pratica consolidata di lasciare primeggiare le perdite della maggior parte delle partecipate sugli utili delle pochissime che sono in ordine anche se solamente per pochi spiccioli.
Il Sud porta la bandiera del primato con il 70% di aziende partecipate in rosso. La Sicilia che è regione a statuto speciale è la peggiore di tutte ha un debito che si calcola in 7 miliardi e 525 milioni di euro. 

Non fa eccezione la rossa Toscana che con gli enti strumentali gestori di acque minerali e terme ha accumulato un disavanzo di 5,3 milioni di euro.

Si salvano solamente Veneto e Lombardia ma galleggiano senza emergere vistosamente, in questo caso c’è da considerare che i contribuenti sono particolarmente “coccolati” dalla macchina delle tasse locali.

In conclusione, tutto il sistema fiscale locale del nostro paese è la riproduzione dell’opera d’ingegno di epoca Romana meglio nota come “cloaca maxima”. Sarà utile un “Gabrielli” nazionale? 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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