Omicidio in villa, non era Arancia Meccanica. La moglie confessa

28 agosto 2015, Americo Mascarucci
Omicidio in villa, non era Arancia Meccanica. La moglie confessa
 Ha cercato di far credere fino all’ultimo che l’omicidio del marito, un elettricista di sessantasette anni, fosse opera di un gruppo di balordi entrati nella villa per rapinarla. 

Poi a tarda notte di fronte agli inquirenti che l’hanno inchiodata alle proprie contraddizioni, Vincenzina Ingrassia è crollata e ha confessato di essersi inventata tutto, ma soprattutto di aver ucciso lei l’uomo. E’ accaduto a Catania, precisamente a Biancavilla sulle pendici dell’Etna. 

Dopo aver raccontato per ore nei minimi dettagli una rapina mai avvenuta, ha ammesso di essere stata lei ad aver spaccato il cranio al marito, e non quegli immaginari rapinatori entrati in casa armati di pistole e bastoni modello “Arancia Meccanica”. 
Chissà, forse l’invenzione della rapina è stata proprio il frutto di una fantasia da romanzo giallo, magari c’entra pure il celebre film di Kubrick, una scena costruita da giorni e predisposta nei minimi dettagli con l’idea di ingannare tutti.  Eppure a sentire la donna l’omicidio non sarebbe stato affatto premeditato. “Dopo una vita di sevizie subite in silenzio – ha detto ai carabinieri quando ormai le sue responsabilità erano diventate evidenti -  dopo tanti anni di violenze continue, non ce l’ho fatta più e in un momento d’ira mi sono scagliata contro mio marito con un ramo usato per accendere il camino”. 

Una dichiarazione che è arrivata al termine di un duro pressing degli inquirenti, i militari dell’Arma e il procuratore di Catania Michelangelo Patané, un’autentica prova di nervi messa in atto nel momento in cui ai militari è apparso chiaro come il racconto della donna, relativamente alla rapina, facesse acqua da più parti. Eppure all’inizio la tesi era stata presa per buona e accettata per alcune ore. Ci aveva sicuramente creduto il vicino di casa richiamato nella notte dalle urla della signora che ha raccontato di essere stata legata dai rapinatori con corde e nastri adesivi mentre fracassavano la testa del marito. Ai carabinieri accorsi sul luogo del delitto ha poi riferito di essere stata legata ad una sedia per diverse ore mentre i malviventi, dopo aver ucciso il marito si erano impossessati di 400 euro e due anelli, fra cui la fede nuziale strappatale dal dito.  

L’uomo secondo il racconto della donna sarebbe stato colpito a bastonate dopo aver riconosciuto uno dei presunti rapinatori entrati a volto coperto; uno di questi sarebbe stato però tradito dall’accento. L’uomo a quel punto avrebbe urlato contro di lui di aver capito chi fosse ma senza pronunciare il suo nome e questi per tutta risposta avrebbe iniziato a colpirlo con un bastone fino a spaccargli il cranio.  

Il magro bottino della rapina e ancora di più il fatto che i due cani randagi solitamente molto rumorosi e pronti ad abbaiare al primo passaggio di una mosca, non avessero abbaiato all’ora della presunta rapina come riferito dai vicini, ha fatto sorgere i primi dubbi agli inquirenti. Inoltre non ha convinto il fatto che i malviventi avessero preso di mira una villa abitata da semplici operai e non altre abitazioni della zona di proprietà di persone maggiormente benestanti. Ora gli inquirenti dovranno fare piena luce sulla confessione della donna e capire se il movente dell’omicidio è davvero costituito dalle violenze e sevizie denunciate dalla vedova o se le motivazioni possono essere altre.

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