Il linciaggio mediatico di Giovanni Paolo II dalla Gruber. Massimo Franco più 'papista' del religioso

28 aprile 2014 ore 11:36, Americo Mascarucci
Il linciaggio mediatico di Giovanni Paolo II dalla Gruber. Massimo Franco più 'papista' del religioso
E’ andato in onda ieri sera su LA7 in prima serata nel programma Otto e Mezzo condotto da Lilli Gruber, il linciaggio mediatico di San Giovanni Paolo II.
Nel giorno della canonizzazione, è stato messo in scena una sorta di processo rivolto a dimostrare come Karol Wojtyla lungi dall’essere un santo, non meritasse nemmeno la beatificazione. Molte delle accuse rivolte a Giovanni Paolo II sono state già ampiamente chiarite e smontate. Si continua ad insistere sulla presunta quanto falsa simpatia fra Wojtyla ed il dittatore cileno Augusto Pinochet quando tutti sanno come si svolsero i fatti; il Papa disse chiaramente al dittatore di non avere alcuna intenzione di mostrarsi alla folla accanto a lui sul balcone presidenziale, ma Pinochet desideroso di sfruttare la visita papale in Cile a suo vantaggio, con un inganno lo pose davanti al fatto compiuto. E come hanno riferito diversi testimoni presenti all’incontro, Wojtyla non mancò di stigmatizzare la violazione dei diritti umani compiuta dal regime cileno sollecitando il rapido ritorno alla democrazia. L’accusa più infamante resta quella di aver taciuto e coperto i numerosi casi di pedofilia commessi dai sacerdoti. Anche qui, è stato dimostrato come Giovanni Paolo II più volte sia intervenuto per combattere questa piaga infamante, sollecitando i vescovi ad assistere le famiglie delle vittime e a far sì che i responsabili non potessero più nuocere. Ma se responsabilità ci sono state, queste non possono non essere ricondotte ai livelli locali, cioè ai vescovi delle diocesi e non al Santo Padre che durante tutto il suo Pontificato non ha mancato di difendere la purezza dei bambini, ripetendo parole di dura condanna verso quanti osavano offendere anche uno solo di queste creature. Poi certo, c’è l’imbarazzante vicenda dei Legionari di Cristo e del loro fondatore Marcial Maciel Degollado, l’uomo verso cui Wojtyla nutrì massima fiducia. Poi si è scoperto che in realtà quell’uomo conduceva una doppia vita, fatta di abusi sessuali su minori, abuso di alcol e droga, relazioni clandestine. Lo stesso Benedetto XVI ebbe a dire di lui: “Non si è mai visto un uomo che è riuscito ad unire in se il bene ed il male, la capacità di essere un santo ed un diavolo allo stesso tempo”. Perché nessuno forse, poteva immaginare che dietro quell’uomo così attivo in campo religioso, promotore di opere caritatevoli e di tanta umanità, si nascondesse una specie di “mostro” capace di altrettanti atti osceni. Giovanni Paolo II si è fidato troppo di lui, ha dato scarso peso alle denunce che arrivavano in Vaticano? Può darsi, ma è facile gettare la croce addosso ad un Papa che vedeva un uomo realizzare tanto bene, e in cuor suo non riusciva a credere che potesse macchiarsi di tante nefandezze. Ancora di più sulla base di accuse come la pedofilia che, spesso e volentieri, venivano costruite artificiosamente dai regimi comunisti dell’Est per sbarazzarsi di sacerdoti ingombranti (e Wojtyla veniva proprio dall’Est). E’ vero, sbagliò, ma con il senno di poi è sempre facile puntare il dito ed accusare. Ma ciò che ha fatto più male è percepire l’imbarazzo di padre Enzo Fortunato custode del Sacro Convento di Assisi nel controbattere le accuse provenienti in studio dalla rappresentante degli atei. Incredibilmente i cattolici si sono sentiti maggiormente tutelati dal giornalista Massimo Franco piuttosto che dal religioso, che ha purtroppo confutato le accuse a Wojtyla con argomenti deboli e scarsamente efficaci. Quasi ci fosse poco o nulla da obiettare a chi metteva in dubbio quella santità invocata a gran voce dai fedeli sin dal giorno della morte. Ci spiace per padre Enzo Fortunato, lui che è un promotore del dialogo con i non credenti. Se il dialogo è quello che è andato in scena in diretta televisiva ieri sera allora per favore restituiteci il San Francesco della fonti francescane, pronto al martirio davanti al sultano per difendere l’unica vera fede, quella in Gesù Cristo. A forza di pacifismo e di comprensione verso gli altri, si rischia di perdere la forza ed il coraggio delle proprie convinzioni!  
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