Meluzzi: "Come ho vissuto la canonizzazione da convertito. La Chiesa tra Malachia e le lobby interne..."

28 aprile 2014 ore 15:03, Giuseppe Tetto
Meluzzi: 'Come ho vissuto la canonizzazione da convertito. La Chiesa tra Malachia e le lobby interne...'
Ieri è stato il giorno della Canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. Un evento storico che ha concentrato l’attenzione del mondo intero. Migliaia di fedeli venuti da tutti il mondo per assistere alle celebrazioni guidate da Papa Francesco, affiancato dalla presenza attiva del Papa Emerito Benedetto XVI. Due Papi a rendere omaggio a due Papi. Un incontro unico che a molti è parso come un segno profetico. E a proposito, la profezia è quella di San Malachia, che ha fatto scatenare il popolo del web. IntelligoNews, ha intervistato sulla questione Alessandro Meluzzi medico e psicoterapeuta, che sulla questione ha una visione chiara e personale. Papa Francesco e Benedetto XVI insieme nel giorno della Canonizzazione. Scherzosamente o meno, anche lei ha citato la profezia di Malachia, che vuole la fine della Chiesa con la comparsa di Pietro II. Un vaticinio che potrebbe leggersi anche come la venuta dei “due Pietro”. Ieri in piazza erano presenti ben quattro Papi… pensa che siamo agli "sgoccioli"? «La mia è ovviamente poco più di una battuta. Certo è che le circostanze hanno contribuito a farmi tornare in mente quella famosa profezia di San Malachia, profeta irlandese dell’XI secolo, che ci parla di un ultimo Pontefice chiamato Pietro II. Io sono nato sotto Papa Pacelli e ho avuto il modo di notare l’incastrasi delle descrizioni di Malachia con tutti gli ultimi Papi e certamente Papa Bergoglio, “venuto dalla fine del mondo”, non poteva essere questo Pietro II. Però riflettendo bene sulla compresenza di Papa Francesco e Papa Benedetto XVI, insieme sul sagrato durante gli atti liturgici, dove quest’ultimo non è stato un monaco che ha fatto il “grande rifiuto” come Celestino V, ma un Papa emerito in azione e attivo anche liturgicamente. La percezione fisica di “due Pietro mi è parsa palpabile». Quindi siamo a un passo dalla fine? «No, la fine del mondo non ci sarà ovviamente. Ma sicuramente con questo pontificato dei due Papi, la Chiesa Cattolica cesserà di essere quella che è stata in questi ultimi secoli, cambierà volto, come scrive bene Sergio Quinzio nel suo “Mysterium iniquitatis”». Si può parlare di un’influenza attiva di Benedetto VXI nel Pontificato di Papa Bergoglio? Esiste una diarchia reale? «Ma io non parlerei di diarchia. Che ci siamo abbracci nella Chiesa non è una cosa inconsueta, lo si fa ogni qual volta ci si scambia il segno della pace. Basta pensare a quella che viene identificata come “icona dell’amicizia” nel mondo orientale, cioè l’immagine di Pietro che abbraccia Paolo, con il quale c’erano stati molti dissidi, come l’incidente di Antiochia o nel Concilio di Gerusalemme. Quindi che ci si abbracci tra persone che hanno punti di vista differenti non è una cosa inconsueta, anzi. Io vedo una grandissima continuità tra i due pontificati: non dobbiamo dimenticarci che Bergoglio è un gesuita. I gesuiti sono sempre stati gli attentissimi custodi della tradizione nell’innovazione». In che senso? «Secondo me Papa Bergoglio farà molte cose nel campo della Chiesa, salvo purtroppo non occuparsi delle questioni interne alla Chiesa. Sarà un grandissimo comunicatore, ma in materia di grandi questioni che riguardano il clero e il suo funzionamento interno non credo che ne vedremo traccia nella sua agenda. E parlo di temi come il celibato ecclesiastico, le questioni che riguardano i sacramenti, le dimensioni liturgiche, tutti temi che sono stati affrontati marginalmente dal Concilio. E da questo punto di vista ci sarà ancora una continuità assoluta con il pontificato di Ratzinger». Pensa che questa continuità sia presente anche nel difficile rapporto che le lobby interne al vaticano? «Anche sotto il pontificato di Giulio II della Rovere o di altri Pontefici, molto accentratori, non è che non fossero presenti delle lobby. Non ci può essere nessuna aggregazione umana senza correnti interne, questo vale per gli Stati, vale per la politica e vale anche per la Chiesa, quando si presenta come organizzazione umana e non come corpo mistico di Cristo. Il fatto è che come in ogni epoca storica anche adesso ci sono lobby che vincono e lobby che perdono. Quello che interessante capire è quali sono appunto quelle vincenti e quelle perdenti». E quali sono quelle secondo lei? «Ma mi sembra di capire abbastanza chiaramente che quelle perdenti sono quelle più sollecitate da Giovanni Paolo II, che aveva bisogno di un esercito marciante di organizzazioni anche collaterali, come il movimento neocatecumenale, Opus Dei, i vari movimenti pentecostali ecc. mentre i gesuiti erano rimasti profondamente in ombra in tutto questo tempo, non perdendo però la loro influenza e il loro potere,così anche i movimenti più legati alle diocesi tipo l’Azione Cattolica. Oggi la situazione è un po’ ribaltata». Quindi oggi chi sta vincendo? «Beh, io non sono un bookmaker (ride ndr), ma vedo che il baricentro si è spostato verso lo sterminato mondo latino americano, che già Giovanni Paolo II aveva considerato il “continente della speranza”. Certamente siamo davanti al pontificato di un grande Papa gesuita e per capire bene quali saranno le lobby vincenti occorre studiare bene nella storia della Chiesa la Compagnia di Gesù». Quanto può servire questo riassestamento dei poteri interni della Chiesa, in un momento di forte critica come quello che sta vivendo in questi anni? «Oggi, secondo me, la Chiesa non è sotto attacco più di quanto non lo fosse nel resto della sua storia. Anzi, si pone come una delle organizzazioni più forti, più presenti e ramificate a livello planetario. È un’organizzazione umanamente fortissima in questo momento storico, basta guardare i numeri. Poi è logico che nell’era della medianicità, un’entità che riguarda un miliardo è mezzo di uomini debba subire delle critiche. Cosi come è ovvio che non si governa la Chiesa soltanto con i “pater nostri” e quindi è chiaro che emergano cose che qualche commentatore non ha potuto fare emergere, come quelle che hanno riguardato certe condotte dell’episcopato, i rapporti non chiari dello Ior ecc. potremmo fare un elenco che è un enciclopedia. Ma la Chiesa rimare sempre fortissima, oggi più che mai». Da cristiano convertito come ha vissuto le celebrazioni di ieri? «Proprio come molti cristiani convertiti ho una passione soprattutto per i momenti più intimi e sacramentali della Chiesa. Devo dire però che è stata una grande festa della cristianità, dove tante persone venute da tutto il mondo hanno potuto personaggi questi due colossi della storia».
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]