Expo, è iniziato il conto alla rovescia con il bilancio negativo degli ex berlusconiani

28 aprile 2015, Americo Mascarucci
Expo, è iniziato il conto alla rovescia con il bilancio negativo degli ex berlusconiani
E’ iniziato il conto alla rovescia per l’inaugurazione di Expò 2015.
Doveva essere il trionfo del berlusconismo, si sta invece rivelando un successo quasi personale del premier Matteo Renzi che, attraverso l’opera del commissario straordinario Giuseppe Sala sembra abbia compiuto un autentico miracolo; colmare i ritardi del passato e far sì che il primo maggio tutto sia pronto per accogliere l’esposizione universale. Quando Expò 2015 mosse i primi passi c’era un’altra Italia. 

Berlusconi al governo, Roberto Formigoni al timone della Regione Lombardia, Letizia Moratti sindaco di Milano; insomma un evento che più di centrodestra non si poteva. Poi l’Italia è cambiata, Berlusconi ha ceduto il governo a Mario Monti, Letizia Moratti ha perso la sfida con Giuliano Pisapia nel 2011, Formigoni fu costretto a dimettersi per gli scandali legati agli sprechi della Regione Lombardia ed è stato sostituito sullo scranno più alto del Pirellone da Roberto Maroni. Ma ormai il giocattolo era sfuggito di mano. I contrasti sempre più acuti su Expò fra il Comune di Milano a guida centrosinistra e la Regione a guida Lega, hanno spinto l’ex premier Enrico Letta, di fronte ai ritardi e alle inchieste giudiziarie che sembravano farsi strada negli appalti, ad esautorare gli enti locali dalla partita, nominando un commissario straordinario nella persona di Giuseppe Sala. 

Non c’è più nemmeno l’ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, lui che sembrava rimasto l’unico punto di contatto fra il passato (o meglio l’egemonia formigoniana in Lombardia) e il presente (il predominio renziano). Anche lui costretto a dimettersi e quindi fuori dai giochi. Quindi Expò sarà l’ennesimo trionfo di Renzi e del renzismo, ossia il simbolo di quel decisionismo tipicamente alla Matteo da Firenze, capace di risolvere le situazioni più disperate. Il simbolo anche di quella “Milano da bere” che negli ultimi anni si era trasformata nella “Milano dei veleni”. Non è forse vero che la crisi alla Regione Lombardia che portò alle dimissioni di Formigoni fu voluta proprio dalla Lega per mettere fine a quello che sembrava configurarsi come il predominio dell’ex governatore e della Compagnia delle Opere nella gestione degli appalti? Non è forse vero che Formigoni fino all’ultimo tentò di stoppare la candidatura di Maroni contrapponendogli quella di Gabriele Albertini, proprio per impedire alla Lega di entrare a gamba tesa nella partita di Expò tagliando quindi le gambe, diciamo così, al mondo di CL? 

E non è forse vero che anche la sconfitta della Moratti nel 2011 fu anche agevolata da parte del centrodestra (leggi ancora Comunione e Liberazione) proprio perché fra lei e Formigoni vi erano forti contrasti in merito all’organizzazione dell’evento espositivo? 

Tutte ipotesi ovviamente che nessuno potrà mai confermare, ma che gli osservatori più attenti e ben inseriti nelle questioni milanesi hanno sempre avanzato senza per altro veder confutate certe supposizioni, malevoli quanto volete, ma tutt’altro che campate in aria. 

Una guerra tutta interna al centrodestra (ex) berlusconiano che ha finito per regalare a Renzi le luci del palcoscenico. 

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