Renzi studia la patrimoniale ma non si dice: attenti a casa e successione

28 aprile 2015, Luca Lippi
Renzi studia la patrimoniale ma non si dice: attenti a casa e successione
Mentre si parla di “Expo2015”, d’immigrazione, di Grexit e di bombe carta, sfugge la dichiarazione del vice-direttore generale di Bankitalia, Luigi Federico Signorini, in audizione sul Def nella commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Signorini invoca “Il Pnr (Piano nazionale della ricerca) prospetta nel 2016 l’entrata i vigore della local tax che accorperebbe Imu e Tasi. Il Pnr non fornisce informazioni sulle caratteristiche del tributo. Sebbene una semplificazione e razionalizzazione della materia (si parla di imposizione sulla casa) sia auspicabile, è essenziale che si giunga finalmente a un assetto permanente, dati gli alti costi dell’instabilità normativa per i cittadini e per le stesse amministrazioni”.

Che significa? Ve lo spieghiamo subito. L’obiettivo principale per il governo è di abbattere più possibile e il più velocemente possibile il debito pubblico. L’euro, piuttosto che l’immigrazione usati come disgreganti sono solo slogan dei partiti. Sotto tutto questo c’è l’attacco frontale alla casa di proprietà, la mitica “patrimoniale” che si renderà concreto con la tassa di successione assai più feriale della perdita del congiunto.

Primo passo: il governo ha già avviato la riforma del Catasto, le vecchie rendite catastali vanno in pensione, e saranno sostituite con nuovi valori “di mercato” (in sostanza decuplicati in alcuni casi). La base della tassazione sarà sui metri quadrati posseduti. Un aumento esponenziale delle imposte dirette pagate oggi e dei servizi prestati dai comuni, come se non bastasse, i comuni potranno introdurre altre addizionali.

Secondo passo: è in atto una manovra (non dichiarata) denominata “modifica delle tasse di successione”.  Oggi nelle tasse di successione e di donazione (che sono in pratica la stessa cosa, perché la donazione è un atto di successione anticipato in vita), fino a un milione di euro vi è una franchigia in linea diretta (di padre in figlio), oltre la quale si paga il 4% di tasse (il 6% in secondo grado, in terzo grado fino all’8%). 

Il milione di franchigia vale per gli eredi e per il de cuius. Di fatto per ogni erede ci sono due milioni di franchigia, cifra in cui è considerato tutto il patrimonio lasciato (valori liquidi e immobili). Dopo la riforma del Catasto (sarà arrivato a tutti il sollecito degli amministratori di condominio di produrre documentazione aggiornata riguardo le rendite catastali) quegli immobili, non dimentichiamolo, avranno un valore persino decuplicato.

Il governo vorrebbe applicare una tassa di successione in linea diretta, di padre in figlio, che si aggira attorno al 20%, con riduzione della franchigia a 100mila euro. E sull’intero patrimonio, non più per erede. Insomma, da una parte si moltiplica per dieci la tassa catastale, definiamola così, dall’altra si passa a tassarla il 20%, una tassa sulla tassa.

Giacché gli italiani detengono 5 volte il valore del debito, lo Stato starebbe pensando di risolvere in questo modo il problema del debito pubblico. Pagare il 20% in linea diretta vuol dire che a ricambio generazionale completato, avremo ammortizzato l’intero debito.

Che fare? Ci sono diverse azioni, legali, per trasferire ad esempio parte del patrimonio immobiliare (ad esempio la nuda proprietà) ai figli, per abbassare poi la quota di beni tassabili; per i beni mobili, quindi i risparmi investiti, ci sono altri modi (basta rivolgersi ai Promotori e Consulenti Finanziari) per portare in esenzione totale questi valori.

Se ci pensiamo, sottoposti a tassazione non ci sono solo le case: capannoni, terreni, beni strumentali fabbriche, le imprese. E’ questo il rilancio del governo Renzi? 
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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