Georgia, la pena di morte arriva 18 anni dopo la condanna. I dati Usa

28 aprile 2016 ore 9:31, Andrea Barcariol
E' stato giustiziato, in Georgia, Daniela Anthony Lucas, condannato a morte nel 1998, 18 anni fa, per tre omicidi. E' la quinta persona sottoposta a pena di morte in Georgia quest'anno. L'uomo avrebbe ucciso un imprenditore dei trasporti e i suoi due figli durante una rapina in casa. L'esecuzione è avvenuta tramite una iniezione letale di barbiturico pentobarbital nella prigione di Stato di Jackson, alle 9.54 ora locale. L'uomo, 37 anni, era stato condannato a morte per l'omicidio, nell'aprile del '98, del 37enne Steven Moss, suo figlio di 11 anni Bryan a sua figlia di 15, Kristin, entrati in casa durante un furto nella loro casa vicino a Macon. A trovare i cadaveri su Gerri Ann Moss, moglie e madre delle vittime. «Vorrei chiedere scusa alla signora Moss e alla sua famiglia», ha detto Lucas quando gli è stato concesso di pronunciare le sue ultime parole prima dell'esecuzione. Il condannato ha poi espresso il suo affetto per i suoi amici e la sua famiglia, concludendo con una breve preghiera.

Georgia, la pena di morte arriva 18 anni dopo la condanna. I dati Usa
Pena di morte che in America, soprattutto in alcuni Stati come Georgia e Texas, è sempre più utilizzata.
Dal 1973 al 2013 sono state 1.359, le persone uccise a fronte di 8.466 sentenze capitali emesse (ben 3.194 sono state ribaltate in appello). Queste le motivazioni: in 523 casi la prima sentenza è stata dichiarata incostituzionale, in 890 casi la condanna è stata annullata, in 1.781 casi è stata annullata la condanna capitale, benché la colpevolezza sia stata mantenuta.
Ancora oggi solo il 50% dei Paesi hanno rinunciato alla pena capitale per ogni tipo di reato, anche in caso di guerra, a cui vanno aggiunti un altro quarto di Stati che di fatto non esegue tale condanna da almeno 30 anni e, infine, un ultimo 6,6% di Paesi che non applica la pena di morte solo per reati comuni, oppure che ha decretato una moratoria. Rimane quindi un 18% di Paesi che si dimostrano insensibili verso l’abolizione della pena capitale.



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