Weidmann a Roma non ufficialmente: in ambasciata anche con Visco

28 aprile 2016 ore 11:12, Luca Lippi
Giornata di gloria per Weidmann? Dipende da chi ha avuto tempo di dargli ascolto e ancor più credito, evidentemente sapeva che la sua presenza non era proprio tra i desiderata di politici e individui più o meno interessati alla “cosa pubblica” e anche alla “cosa europea”. Per questo motivo ha fatto chilometri per approdare in terra tedesca sul suolo italiano, Jens Weidmann martedì ha dato fuoco alle polveri dalla residenza dell’Ambasciatrice Susanne Wasum-Rainer, poteva evitare lo stress del viaggio, a meno che non doveva incontrare in incognito qualche “calzolaio” (chi fa le scarpe, o le ripara semplicemente) come ce ne sono tanti nel belpaese.
Riportiamo stralci significativi del discorso pronunciato martedì dal presidente della Bundesbank, assai più eloquente di quanto si possa riuscire a commentare.

Weidmann a Roma non ufficialmente: in ambasciata anche con Visco
Se vogliamo meglio comprendere l’architettura della nostra moneta comune, dovremmo riflettere su ciò che nella teoria economica è noto come il problema dell’almènda ovvero la tragedia dei beni comuni. Prendiamo come esempio il sovrasfruttamento delle risorse ittiche: il sovrasfruttamento da parte di un singolo pescatore riduce la disponibilità di pesci per altri pescatori e minaccia nel lungo periodo le risorse ittiche. E’ pertanto nocivo per la comunità dei pescatori. Dal punto di vista del singolo pescatore è tuttavia allettante realizzare una pesca il più possibile cospicua senza riguardo per altri pescatori o per le generazioni future di pescatori. Un fenomeno simile accade in relazione ai debiti sovrani in una unione monetaria. Un elevato indebitamento pubblico a livello nazionale può risultare allettante agli occhi del singolo paese, tuttavia è nocivo per l’area dell’euro nel suo complesso. Poiché un incremento del debito in un singolo stato membro può determinare un innalzamento dei tassi di interesse a lungo termine per tutti gli stati dell’Eurozona. E qualora l’indebitamento eccessivo di uno stato minacci la stabilità finanziaria, ciò può far sprofondare l’intera area dell’euro e per questo motivo gli stati membri potrebbero vedersi costretti ad assumersi la responsabilità per i debiti dello stato in questione. 

una parte significativa dei problemi economici dell’area dell’euro sono di natura strutturale e non congiunturale. La media del tasso di disoccupazione nell’area dell’euro tra il 1999 e il 2007 era pari all’8,7 per cento – e questo nonostante che gli eccessi sui mercati immobiliari in alcuni stati dell’Eurozona avessero gonfiato l’attività edilizia e di conseguenza l’occupazione nel settore edile.
 
Per questo motivo in Europa sono importanti le riforme come il Jobs Act italiano, che abbattono le barriere alle assunzioni, al fine di creare nuovi posti di lavoro. Ma sono necessarie anche altre riforme strutturali – sia a livello dei singoli stati membri, sia a livello europeo… In alcuni stati devono poi essere create ancora strutture di base, come per esempio una amministrazione funzionante e affidabile, una giustizia certa e veloce e un apparato statale più efficiente nel suo complesso… Con il nuovo strumento rappresentato dal Fondo nazionale di risoluzione creato per assorbire i crediti in sofferenza, anche l’Italia ha intrapreso la giusta strada.
Le banche devono detenere un capitale più elevato e di migliore qualità per far fronte alle perdite. E se il loro capitale proprio non dovesse bastare per coprire le perdite saranno i creditori a dover farvi fronte.

Una vera unione fiscale europea potrebbe effettivamente ristabilire la giusta armonia tra le azioni e la responsabilità.
Certamente un’unione fiscale europea di per sé non è garanzia di solide decisioni di politica finanziaria, ma in questo modo si riuscirebbe a ridimensionare il problema dell’almènda. Poiché, fissando e facendo rispettare contingenti per banchi di pesca comuni vincolanti per ciascun pescatore, si assicurano le risorse ittiche nel loro complesso. Una ampia condivisione delle responsabilità tra gli stati dell’Eurozona senza il corrispettivo meccanismo di controllo comune rappresenterebbe invece un percorso sbagliato. Poiché ciò rafforzerebbe la tendenza presente in una unione monetaria ad accumulare debiti piuttosto che frenarla.
 
Questo è un punto sul quale ad esempio Pier Carlo Padoan e io siamo di opinione diversa. Egli ritiene che “la condivisione dei rischi e delle responsabilità rappresentino forti incentivi a rispettare le regole e a prevenire comportamenti opportunistici”. Su questo punto io non sarei tanto ottimista. Per la condivisione dei rischi e delle responsabilità prendiamo l’esempio dell’assicurazione per una bicicletta. Sostenendo la spesa dell’assicurazione si dovrebbe essere maggiormente indotti a parcheggiare la bicicletta sempre in cantina per prevenirne il furto. Di conseguenza diminuirebbero i furti di biciclette e i premi assicurativi diverrebbero sempre meno alti. Avviene tuttavia il contrario.

una integrazione politica più forte sarebbe una soluzione per rendere l’Unione monetaria più robusta. Tuttavia già una unione fiscale europea comporterebbe modifiche ai Trattati europei e referendum negli stati membri. Un effettivo trasferimento della sovranità di bilancio in capo a una struttura europea sarebbe altrimenti irrealizzabile. E senza un ampio trasferimento di sovranità la condivisione delle responsabilità aggrava il problema dell’almènda e potenzialmente le tensioni tra gli stati membri. Se si ha timore della rinuncia alla sovranità nazionale, il rafforzamento del quadro esistente rimane l’unica alternativa per rendere l’Unione monetaria più stabile.

In conclusione? Nessun evento ufficiale in agenda, la Banca d’Italia non lo aveva invitato, ma il numero uno della Buba Weidmann è stato a pranzo con il governatore Visco. I due hanno parlato soprattutto dell’agenda di lavoro della Bce che sarebbe di Draghi se non sbagliamo!



autore / Luca Lippi
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