Scuola alla prova del “concorsone”: 165mila docenti, uno su tre ce la farà

28 aprile 2016 ore 13:12, Luca Lippi
Oggi è il girono del discusso concorsone, figlio di una “slide”, la buona scuola si doveva chiamare, e allo stato dell’arte sembra solo una gran confusione a tratti condita di contraddizioni e iniquità.
Andiamo con ordine però perché a fare del populismo si fa presto, cisono motivi precisi perché il “concorsone” è visto col fumo agli occhi dagli insegnanti, tutti gli altri manco sanno di cosa si parla.
Il concorsone è per gli insegnanti precari, e di questi solamente uno su tre potrà avere il posto, tutti gli altri fuori, esattamente come accadrebbe in un mattatoio dopo che i capi sono passati per la “pelanda”

Scuola alla prova del “concorsone”: 165mila docenti, uno su tre ce la farà

I posti in palio nella lotteria della buona scuola sono 63.712, su 165.578 docenti precari che partecipano. Un mondo quello dei precari che fino ad oggi ha lottato per lavorare, senza alcun diritto, e che meriterebbe di essere valorizzato invece di fibrillare perché è sul ciglio del burrone, insieme alla scuola pubblica.
Occorre fare una premessa: al concorso accedono quegli insegnanti che hanno già avuto un’abilitazione – ottenuta con corsi e selezioni piuttosto dure e costose – che, in teoria, avrebbe dovuto garantire l’immissione in ruolo attraverso le graduatorie. La Buona scuola di Renzi però ha cambiato per l’ennesima volta le carte in tavola: quell’abilitazione, ora, non serve più, e per diventare docenti di ruolo bisognerà passare dal concorso. In oltre 100mila però non ce la faranno: per questi insegnanti le porte della scuola sono destinate a chiudersi, per via del vincolo che vieta di rinnovare i contratti a tempo oltre i 36 mesi.
Arrivato solo a fine Febbraio il bando, solo oggi si saprà come si svolgeranno le prove (piuttosto curioso!) e a causa dei compensi bassi offerti ai commissari, è stato faticoso costruire le commissioni, per cui molti docenti saranno valutati da altri di fatto meno titolati di loro. E per chi lavora quotidianamente nella scuola, la preparazione è stata ovviamente difficoltosa.
La paura, per molti insegnanti, è di trovarsi fuori dal mondo della scuola dopo decine di anni di precariato, magari a 50 anni, senza calcolare gli esclusi a priori, i docenti di terza fascia, i non abilitati: già usati a tappare i buchi nelle scuole, per le supplenze, e tagliati fuori dal concorso. In molte regioni sono già arrivate centinaia di ricorsi ai Tar, che se accettati rischiano di fatto di invalidare il concorso stesso.
Un mondo della scuola che rischia di diventare un campo di guerra tra poveri: abilitati contro non abilitati, giovani insegnanti contro vecchi insegnanti.
Intanto già proclamato da Cgil, Cisl e Uil per il prossimo 23 maggio uno sciopero generale degli insegnanti contro il “concorsone”, definito "iniquo, farraginoso e non adeguato alle esigenze dei territori e dei docenti stessi". Oggi intanto si è tenuto un presidio dei docenti appartenenti alle sigle sindacali Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals Confsal davanti a Montecitorio in protesta. Sono intervenuti i segretari generali dei sindacati promotori e alcuni delegati Rsu e di istituto autodefinitisi "la voce della scuola vera".

autore / Luca Lippi
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