I danni dell'uomo sulla Terra sono a colori, ora gli alberi sono troppo verdi

28 aprile 2016 ore 19:00, Micaela Del Monte
L'uomo ha sempre più potere sul nostro Pianeta, ma non di certo in senso positivo. Se infatti a causa del surriscaldamento globale i nostri mari stanno cambiando, un po' per lo scioglimento dei ghiacci un po' per lo sbiancamento delle barriere coralline, è anche vero che i nostri alberi stanno diventando sempre più verdi. 

Negli ultimi mesi infatti gli allarmi lanciati dagli scienziati su come la nostra natura si sta evolvendo in senso negativo sono sempre più frequenti. Non è di certo un caso quindi che in questo aprile sia stato registrato il record della più bassa estensione massima invernale della calotta polare artica, con una superficie di 14,5 milioni di metri quadrati: 20mila chilometri quadrati in meno rispetto al record stabilito lo scorso anno. Non solo però, sempre nel mese di aprile la Groenlandia sta registrando, soprattutto sul settore orientale, uno scioglimento dei ghiacci estremamente rapido ed in netto anticipo rispetto all'inizio della stagione di scongelamento che dovrebbe essere statisticamente nel mese di maggio (prima decade). 

I danni dell'uomo sulla Terra sono a colori, ora gli alberi sono troppo verdi
BIANCO. A preoccupare è anche lo strano bianco che sta modificando l'aspetto della Grande barriera corallina australiana. La variopinta barriera corallina del pesce Nemo si sta infatti trasformando in una distesa sbiadita inghiottita da un mare cristallino. Il 93% delle scogliere che compongono la barriera corallina australiana, patrimonio Unesco, è colpita da sbiancamento a causa dell'aumento delle temperature delle acque. Un po' come accadde nel 2002 sulle coste orientali con l'arrivo del Nino.

DAL BIANCO AL NERO. Se infatti alcuni mari sono colpiti da sbiancamento alcuni invece sono stati invasi da una coltre nera, quella del petrolio. Il più recente è quello che ha colpito la nostra Genova, ma la sfilza di luoghi contaminati dall'uomo e dalle sue azioni è davvero lunga. Andando a ritroso, lo scorso 13 marzo, la piattaforma della Petrofac vicino alle isole Kerkennah, arcipelago tunisino noto per le sue magnifiche spiagge e a soli 120 chilometri a sud di Lampedusa, ha subìto un incidente, sversando petrolio in mare. Il 21 maggio 2015 una “marea nera” investe Santa Barbara, in California: a causa della rottura delle condutture di un oleodotto, circa 80mila litri di petrolio si riversano nel Pacifico. Un vero e proprio disastro ambientale, che ha portato il governatore della California, Jerry Brown, a dichiarare lo stato d’emergenza. Il 13 agosto 2011 una tubazione della piattaforma Gannet Alpha nella parte centrale del mare del Nord, a circa 180 km dalla città costiera di Aberdeen, in Scozia, viene danneggiata e una crepa porta alla fuoriuscita di almeno 1.300 barili di petrolio, pari a circa 200.000 litri.

VERDE. Insomma la lista di disastri che hanno reso il nostro mare nero è lunga. Ora però si aggiunge un altro colore alla tavolozza dei colori che l'uomo ha modificato nel nostro sistema. Il verde. Sì, perché le piante della Terra stanno reagendo all'enorme quantità di Co2 che le circonda e per farlo stanno sviluppando un numero esagerato di foglie. Sembrerebbe infatti che negli ultimi 33 anni le aree verdi sul nostro pianeta sono aumentate di 36 milioni di chilometri quadrati. A dimostrarlo è stato uno studio della rivista Nature Climate Change, secondo l'incremento dei livelli di Co2 avrebbe costretto alle piante di moltiplicarsi, soprattutto nel fogliame, per fronteggiarlo e catturare il biossido di carbonio. L'effetto, però, andrebbe via via diminuendo con il passare del tempo: per sostenere la crescita delle piante, infatti, sarebbero richieste altre risorse, come acqua e fosforo. A influire sull'aumento dell'area verde, inoltre, ci sarebbero anche altri fattori: dalle modifiche nell'utilizzo del suolo al cambio climatico.
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