Gentiloni "in allerta" ma: "L'Isis in difficoltà, il Califfo lo dimostra"

28 dicembre 2015 ore 10:33, Americo Mascarucci
"L’Isis è pronto a colpire ancora in Europa e tutti siamo sotto attacco, ma è bene non lasciarsi prendere dal panico perché l’Italia non si farà trovare impreparata". 
E’ quanto dichiarato dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in in'intervista al quotidiano La Repubblica nella quale invita a non lasciarsi condizionare dalla paura, ma senza nascondere o sottovalutare il rischio. 
"In Italia come in Europa tutti abbiamo ben chiaro quello che Daesh e i suoi accoliti hanno compiuto e possono compiere. Lavoriamo per la sicurezza, senza lasciarci fuorviare. Sappiamo bene che proveranno a colpire ancora". 

Gentiloni 'in allerta' ma: 'L'Isis in difficoltà, il Califfo lo dimostra'
Il Ministro parte in particolare dall’allarme lanciato dalla Polizia austriaca che ha messo in guardia circa la volontà dei fondamentalisti islamici di tornare presto a colpire in Europa. Anche l’Italia ovviamente è nel mirino. 
Probabilità quella di nuovi attentati che per altro traspare pure dal  comunicato del leader dell’Isis Abu Bakr al Baghdadi. 
Per Gentiloni il fatto che il Califfo sia improvvisamente riapparso dopo mesi di silenzio per terrorizzare il mondo è tuttavia un segnale positivo, la dimostrazione cioè della debolezza in cui versano in questo momento gli eserciti dell’Isis sempre più messi in difficoltà dagli attacchi della Russia e della coalizione internazionale guidata dagli Usa. 
E difatti in Iraq negli ultimi giorni l’esercito governativo è riuscito a ricacciare le truppe del Califfo dai territori occupati: 
"Dopo aver perso Sinjar il gruppo terroristico adesso è accerchiato a Ramadi – dice Gentiloni -  Certamente Daesh non va sottovalutato, la sfida sarà lunga, ma l'azione della comunità internazionale è diventata più efficace". 

Intanto anche l’Italia è in prima linea al fianco della coalizione internazionale pur non essendo impegnata in operazioni di guerra
"I nostri militari a Mosul – rassicura - non andranno a combattere, ma a proteggere il lavoro di ripristino della diga". Il che tuttavia non è che è molto diverso dallo "stare in guerra" visto che è altamente probabilità la possibilità che la diga possa essere attaccata.
"Resta immutato l'impegno dell'Italia per l'addestramento dei 'peshmerga' curdi ad Erbil - conclude Gentiloni - e stiamo addestrando la Polizia e le forze di sicurezza che entrano progressivamente nella regione dell'Anbar", 
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