Banche, la protesta davanti alla “nuova” Banca Etruria, ma il presidio servirà?

28 dicembre 2015 ore 11:30, Luca Lippi
Oggi davanti la sede centrale di Nuova banca Etruria si sta svolgendo una manifestazione di risparmiatori truffati, il loro intento è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica (invano) ma soprattutto i vertici e le istituzioni riguardo la risoluzione anche parziale del loro problema, problema che si concretizza nell’aver dovuto subire l’onta di vedere azzerati i risparmi di una vita. In realtà il problema è assai più grande di quanto recriminato dei poveri risparmiatori truffati, e la soluzione è assai più lontana di quanto possano mai sperare di ottenere.
Banche, la protesta davanti alla “nuova” Banca Etruria, ma il presidio servirà?
Quello che gli ispettori stanno valutando: ovviamente gli ispettori di Bankitalia stanno riscontrando gravi irregolarità nella iscrizione a bilancio delle sofferenze, le modalità nello specifico. Non possiamo scendere in tecnicismi incomprensibili per chi non si occupa professionalmente di queste cose, tuttavia è cronaca che i tecnici (ispettori) di Bankitalia  avendo avviato un’ispezione sollecitata dalla magistratura prendendo in esame ogni aspetto patrimoniale dell’istituto di credito (parliamo di Banca Etruria, ma è la medesima situazione riscontrabile nelle altre realtà oggetto del decreto salva banche) e valutando la cause del buco nei bilanci che ha toccato quota 3 miliardi di euro e su quanto non si è fatto per tentare di arginare le perdite, emerge con prepotenza la volontà dei vertici di Etruria di nascondere la verità. Si parla espressamente di verbali manipolati per nascondere la verità e di numeri falsi riguardo alle sofferenze. Riportiamo fedelmente il virgolettato della relazione di Bankitalia: “Le analisi ispettive hanno posto in luce significative carenze nella gestione documentale delle partite deteriorate. L’Internal audit ha sottoposto a verifica un campione di sofferenze di importo inferiore a 50mila euro e di incagli. È emerso che: con riferimento alle sofferenze il 57 per cento dei rapporti (307 posizioni su 539) non risultava allineato alla policy aziendale di svalutazione vigente fino al 29 dicembre 2014; per quel che riguarda gli incagli, il 20 per cento dei rapporto (53 su 264) era da riclassificare a sofferenza mentre, con riguardo alle rettifiche di valore, il 37 per cento (98 posizioni) non risultava allineato alle regole interne” segue il rapporto dei funzionari ispettivi di Bankitalia: “L’assenza di qualsiasi verbalizzazione delle attività svolte dalla Commissione consiliare informale (composta dal presidente Lorenzo Resi, dai vicepresidenti Alfredo Berni e Pierluigi Boschi, e dai consiglieri Felice Santonastato, Luciano Nataloni e Claudio Salini) ha concorso a rendere poco trasparente il percorso decisionale. Già questo è sufficiente per comprendere che siamo in alto mare, e soprattutto che a qualunque verità si riesca a venire a capo (saranno scomparsi interi faldoni di documenti!) la soluzione è lontana e sarà tutt’altro che una soluzione se rapportata ai desiderata dei risparmiatori rimasti vittime del salva banche.

Come si può risolvere la questione: non si risolve perché non c’è più una banca cui rivolgere azioni legali. La “Nuova Banca Etruria” non è la “Banca Etruria”, e quindi non può assumersi alcuna responsabilità, manifestare davanti la sede è inutile, è come chiedere un risarcimento danni alla Fiat perché le Volkswagen inquinano! Si possono percorrere due strade, una che i liquidatori riescano a porre sotto sequestro i beni degli indagati e dopo averli messi all’asta raccolgano una cifra adeguata per risarcire i risparmiatori che hanno fatto ricorso alla magistratura, oppure che il fondo di solidarietà intervenga, ma il fondo dovrebbe intervenire solo a favore dei risparmiatori più deboli e dopo il giudizio di un arbitrato, questo dice la Legge di Stabilità. L’unica soluzione sarebbe quella di affidare i crediti deteriorati delle banche fallite a una Bad Bank ma il governo ancora non prende in considerazione la questione, e solo pensare che lo faccia fa emergere le lungaggini burocratiche, oltre l’opportunità di rimettere in circolo la spazzatura dragata dalle ex quattro banche che non esistono più. Si può solidarizzare con i risparmiatori truffati, ma le istituzioni trovino il coraggio per dire loro che sono stati sacrificati senza essere messi al corrente, e soprattutto dicano che il risparmio è cambiato e che non ci si può fidare più di nessuno seppure con un sistema finanziario (quello italiano) fra i più solidi al mondo. 

autore / Luca Lippi
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