Russia-Turchia, siamo alle prove VIDEO: così Putin ha bombardato i trafficanti di petrolio dell'Isis

28 dicembre 2015 ore 17:03, Americo Mascarucci
Continua la guerra fredda tra Russia e Turchia (e tutti gli altri). L'Isis contrabbanderebbe il petrolio e Putin ha portato le sue prove. Col ricavato di questa attività il Daesh foraggerebbe le truppe del Califfato. 
E Mosca ha pubblicato le prove fotografiche e video che dimostrerebbero come la Russia sia riuscita ad intercettare e bombardare i convogli che trasportano il petrolio dalla Siria alla Turchia colpendo dunque l'Isis nel punto debole, ossia negli affari.
Mosca afferma addirittura come grazie a questi attacchi sia riuscita a dimezzare i ricavi finanziari dello Stato islamico e lo ha fatto durante una conferenza stampa, nell'ambito della quale il generale Serghei Rudskoy ha mostrato le immagini degli attacchi ai convogli. Il generale ha poi fornito anche i numeri dell'operazione; la forza aerea russa in Siria ha distrutto diciassette colonne in una settimana, per un totale di quasi 2.000 autocisterne dimezzando da tre a 1,5 milioni di dollari al giorno gli introiti della vendita di petrolio.
Russia-Turchia, siamo alle prove VIDEO: così Putin ha bombardato i trafficanti di petrolio dell'Isis
Rudskoy ha inoltre denunciato il transito di almeno 12.000 cisterne dal valico siriano-turco di Zakho: gli attacchi aerei, secondo l'alto ufficiale, riescono a centrarli nonostante i convogli cerchino strade alternative per ridurre i rischi al minimo. "In ogni caso, nonostante le deviazioni - dice il generale - la Turchia rimane il punto finale della rotta del contrabbando".
La guerra diplomatica dunque fra Russia e Turchia non si ferma. Putin continua a considerare Erdogan e il suo governo inaffidabili, dal momento che, mentre a parole sostengono di voler combattere l'Isis, dietro le quinte si rendono responsabili del loro foraggiamento acquistando il petrolio che dalla Siria, in particolare dai territori occupati, arriva in Turchia. Le immagini mostrate da Mosca, con tanto di filmati e foto non faranno che aumentare la tensione fra i due Paesi, con Erdogan che, c'è da star certi, non resterà in silenzio ad incassare la nuova pesante accusa di complicità con il Califfato. Erdogan aveva infatti rispedito al mittente tutte le accuse fino ad affermare di "essere pronto a dimettersi se Mosca fosse stata in grado di provare i suoi legami e quelli della sua famiglia con l'Isis nel commercio del petrolio" invitando però Putin a "fare altrettanto qualora non fosse stato in grado di dimostrare nulla". Adesso la Russia tira fuori i video degli attacchi ai convogli e rilancia le accuse ma c'è da star certi che per il governo di Ankara quelle immagini non proveranno nulla. 


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