Fratelli d’Italicum: alla fine anche il Corsera si “arrende”

28 dicembre 2015 ore 17:22, intelligo
di Alessandro Corneli 

Angelo Panebianco, politologo liberale del Corriere della Sera, pur rinnovando la sua professione di fede nel sistema elettorale maggioritario con collegi uninominali - quello in vigore nel Regno Unito, per intenderci - considerando le caratteristiche della situazione italiana ha concluso che l’Italicum, il sistema elettorale voluto da Matteo Renzi, è “il minore dei mali” e per questa sola ragione deve essere accettato. Non ha però rinunziato a una punta di veleno: questo sistema, ha scritto, “durerà quanto durerà la leadership di Matteo Renzi”. Magra consolazione perché, nel frattempo, i danni che tale meccanismo provocherà non potranno essere esportati, ma resteranno in Italia, aggravando le distorsioni della nostra struttura istituzionale che consistono, essenzialmente, nel consociativismo dei “poteri alti” e nell’assenza di un vero sistema di “pesi e contrappesi”. Panebianco, da studioso, definisce “misto” il sistema dell’Italicum. In realtà si tratta di un cocktail o meglio ancora di una “pozione magica” che assicura un vincitore alle elezioni cui affidare il potere (come avviene normalmente nei sistemi maggioritari) ma soprattutto frantuma l’opposizione, ridotta a contendersi le briciole. Preso atto della scomparsa dei partiti con radici popolari della Prima Repubblica, l’Italicum regala ai nuclei duri delle segreterie dei partiti il potere di scegliere gli eletti, più correttamente definiti “nominati”. Ma nulla può, in teoria e in pratica, salvo la minaccia di non ricandidarli, contro i deputati che cambiano casacca. Nel corso dell’attuale Legislatura, la diciassettesima repubblicana, durante i governi Letta e Renzi, ben 235 parlamentari hanno cambiato l’appartenenza al partito nelle cui liste erano stati eletti: 119 alla Camera e 116 al Senato. Concentriamoci sulla Camera, che continuerà a disporre dei 630 deputati: ciò vuol dire che, finora, quasi il 19 per cento dei deputati ha cambiato casacca. E vuol dire anche che, pur con il premio di maggioranza e quindi 340 deputati alla lista più votata, eventualmente al ballottaggio, nemmeno il “vincitore” delle prossime elezioni con l’Italicum potrà considerarsi al riparo da colpi di scena. Voglio dire che nemmeno l’Italicum garantisce in assoluto la governabilità. Tutto può succedere anche in una Camera di nominati.

Fratelli d’Italicum: alla fine anche il Corsera si “arrende”
Il meccanismo dell’Italicum, infatti, concepito per assicurare una solida maggioranza al Governo, spostando quindi il baricentro sull’Esecutivo, crea uno squilibrio istituzionale che può, in alcune circostanze critiche (dalla situazione economica agli scandali e alla politica internazionale), tramutarsi in assemblearismo, ovvero in un’Assemblea (la Camera dei nominati) che, avendo conservato il potere di dare o togliere la fiducia al Governo, può produrre una maggioranza alternativa senza rischiare uno scioglimento anticipato. In realtà, la logica sottintesa dell’Italicum non è quella di garantire la governabilità, ma di cercare di attuarla prendendo atto del fatto che solo poco più della metà degli elettori è disposta ad andare a votare e quindi a dare legittimità alla Camera elettiva e al Governo che essa esprime. Ora, qualsiasi regime politico può darsi le regole che vuole funzionali alla propria sopravvivenza, ma per la conquista della legittimità sostanziale, cioè la fiducia dei cittadini, ci vuole ben altro. Generalizzando, la riduzione tendenziale del ceto medio a causa della progressiva concentrazione della ricchezza e della parallela espansione dell’area della povertà, accentuata dalla crisi economica degli ultimi sei anni, tende a delegittimare proprio il principio della rappresentanza politica su cui si fondano i regimi democratici. Secondo uno studio dell’Ocse di pochi mesi fa, l'1% della popolazione italiana detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta: il triplo rispetto al 40% più povero che possiede appena il 4,9%. In particolare, il 20% più ricco (primo quintile) possiede il 61,6% della ricchezza, con il 20% appena al di sotto (secondo quintile) che detiene il 20,9%. Il restante 60% si spartisce il 17,4% della ricchezza nazionale, con il 20% più povero (quinto quintile) che si deve accontentare dello 0,4%. Secondo il presidente dell'Inps, Tito Boeri, nei sei anni della crisi economica, si è verificato un aumento dell'incidenza della povertà di circa un terzo, con la percentuale delle famiglie che si trovano al di sotto della soglia di povertà passata dal 18 al 25%. Ad oggi sono 15 milioni le persone che si trovano in questa condizione contro 11 milioni di prima della crisi.

Questi dati confermano la contrazione del ceto medio, quella fascia di popolazione abituata, grazie al proprio lavoro, ad incrementare il reddito anno dopo anno, e quindi mediamente ben disposta a sostenere la legittimità del sistema, anche con la partecipazione alle consultazioni elettorali. Panebianco fa della preferenza verso il sistema elettorale maggioritario o proporzionale una questione culturale. Afferma che è una questione di abitudine accettare che il governo che esce dalle urne sia espressione di una minoranza (la minoranza più forte) mentre altrove, come nel caso dell’Italia, una tradizione proporzionalistica ritiene che un’elezione sia democratica quando esiste una proporzione tra i voti ricevuti da un partito e il numero di deputati eletti. Forse sarebbe più realistico collegare l’accettazione (culturale) del maggioritario – come nel Regno Unito o negli Stati Uniti – alla presenza di una forte e tendenzialmente crescente classe media poiché i partiti principali che essa esprime e lottano per il potere non divergono poi molto l’uno dall’altro e quindi non urta il fatto che ora l’uno e ora l’altro conquistino il governo senza avere la maggioranza dei voti. Dove la classe media si riduce, le posizioni estreme o estremizzanti (incluso la forma non violenta dell’assenteismo elettorale) aumentano e sfociano nell’alternativa: ingovernabilità o governabilità forzosa. Questa seconda è la soluzione scelta con l’Italicum che, a parte qualsiasi considerazione sul premio di maggioranza, potrà consolidarsi, acquistando legittimità, solo se la sottostante classe media tornerà a crescere in modo continuo e facilmente percepibile.
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