In difesa della cristiana Asia Bibi, ripetutamente pestata a sangue e stuprata

28 febbraio 2014 ore 10:29, Americo Mascarucci
In difesa della cristiana Asia Bibi, ripetutamente pestata a sangue e stuprata
Prosegue il calvario di Asia Bibi la donna pakistana di religione cristiana condannata a morte con l'accusa di blasfemia per aver offeso il profeta Maometto.
Accuse che la donna ha sempre respinto ritenendosi vittima dell'odio di alcune donne islamiche del villaggio in cui vive, le quali dopo averle inferto ogni sorta di umiliazione, l’hanno denunciata sostenendo di averla ascoltata bestemmiare Maometto. E le parole di più donne musulmane contro quelle di una cristiana valgono la certezza della colpevolezza, indipendentemente dall’accertamento dei fatti. La Bibi è in attesa che la corte d'appello confermi o meno la sua condanna a morte decretata dal tribunale del mandamento di residenza, dopo che la Chiesa e numerose organizzazioni per la difesa dei diritti umani si sono mosse in sua difesa. Il processo d'appello stenta ad iniziare e intanto la donna continua a subire in carcere sevizie di ogni tipo. E' stata ripetutamente pestata a sangue e stuprata, le sue condizioni di salute sono sempre più precarie. Asia è finita in carcere in base ad un reato introdotto nella legislazione del Pakistan con chiari intenti discriminatori nei confronti delle minoranze etniche e religiose. Fu adottato sotto la dittatura del generale Muhammad Zia, un criminale che avrebbe meritato di finire davanti ad un tribunale penale internazionale ed essere processato per crimini contro l’umanità. Oriana Fallaci lo definiva nei suoi articoli "l'osceno generale Zia" per le atrocità commesse durante gli anni del suo regime, ad iniziare dalla scandalosa esecuzione dell'ex premier Alì Bhutto. Un regime che per godere dell'appoggio dei gruppi islamici più radicali si inventò il reato di blasfemia con il chiaro intento di colpire le minoranze ed impedire il dissenso politico e religioso. Il reato è sopravvissuto nel codice penale pakistano anche dopo la morte del dittatore, precipitato con l'aereo in seguito ad un attentato. Asia Bibi è la principale vittima di questo reato che è costato la vita a quanti hanno tentato inutilmente di abolirlo, ad iniziare dal ministro per le minoranze Shahbaz Batti che più di tutti si è battuto per garantire diritti ai cristiani perseguitati. Il processo d'appello sarebbe dovuto iniziare il 14 febbraio ma l'assenza di un giudice ha fatto slittare l'udienza. La sensazione immediatamente percepibile è che si stia cercando di accelerare il decesso naturale di Asia attraverso condizioni carcerarie sempre più insostenibili e nocive per il suo fisico. Un modo per salvare “capra e cavoli”; salvare la donna dal patibolo significherebbe scatenare la rivolta dei gruppi islamici più conservatori cui è legato anche l'attuale premier Nawaz Sharif "il fantoccio" dell'Arabia Saudita; la condanna a morte della donna nel contempo scatenerebbe però le proteste della comunità internazionale e delle tante organizzazioni nel mondo, cristiane e non, che si sono mosse in sua difesa. Uno scandalo che il Pakistan eviterebbe molto volentieri. Meglio dunque che la donna crepi da sola con “l’aiuto” delle torture che le vengono quotidianamente inflitte in prigione. Contro di lei c’è soltanto la parola di un gruppo di fanatiche musulmane che hanno avuto buon gioco nel convincere giudici prevenuti ad emettere la sentenza di morte. E pensare che in Italia abbiamo consentito per anni ad un soggetto come Adel Smith di oltraggiare  il crocefisso su tutte le reti televisive, compreso il servizio pubblico. E non soltanto nessuno lo ha mai perseguito penalmente per questo, ma sotto inchiesta, ad opera di procuratori della repubblica particolarmente solerti nel tutelare il diritto di offesa alla religione cattolica, sono finiti quelli che si sono permessi di contestarlo. Così va il mondo, e certo non può essere consolante sapere che Asia Bibi vivendo questo infinito calvario si è già conquistata la santità in vita.  
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