Meluzzi: “Da fecondazione a tre a favole gay: vedo un’impronta luciferina. L'uomo vive ormai in un Matrix”

28 febbraio 2014 ore 16:02, Lucia Bigozzi
Meluzzi: “Da fecondazione a tre a favole gay: vedo un’impronta luciferina. L'uomo vive ormai in un Matrix”
“Dal referendum inglese sulla fecondazione a tre alle favole gay veneziane: ribaltamento del mondo che ha un qualcosa di luciferino”. Non ci gira intorno Alessandro Meluzzi, psicoterapeuta, criminologo e nella conversazione con Intelligonews spiega come e quali effetti produrrà quella che definisce “la dittatura della tecnologia sulla scienza” nel caso inglese e la “grave ferita” inferta al concetto di identità infantile.
Professor Meluzzi, un passo avanti o indietro della scienza? «Mi sembra un altro passo verso una direzione tra scienza e tecnologia umana che già si è delineata da molto tempo, forse da più di mezzo secolo riassumibile in un assioma: tutto ciò che tecnicamente è possibile e anche moralmente plausibile purchè sia utile o sia desiderabile o desiderato da ciascuno. Quello di cui stiamo parlando non è una tecnica per salvare una vita, bensì la possibilità di mettere il concepimento a disposizione che fisicamente non lo sarebbero; una sorta di cura per l’infertilità ma estrema. Il principio che ne deriva è che tutto ciò che tecnicamente è possibile va fatto, poi ogni volta si cerca di mettere un confine labile – il comitato, la commissione, ma quello che ne deriva è che questa dimensione sta scivolando verso l’idea che l’umano, il naturale, l’artificiale, il culturale, lo scientifico e complessivamente ciò che fa parte della vita e della storia della nostra specie si tecnologizza in maniera progressiva». Qual è il rischio reale che lei individua? «Seguendo questa logica, chi può dire che se serve ad allungare la vita o a intervenire su malattie gravi, come i tumori, non si possa arrivare a mescolare i tratti del dna umano e quelli di un dna non umano? Di questo c’è chi già ne sta parlando». Al medico chiedo: qual è il confine tra scienza e coscienza? «A questo punto nessuno. Il confine tra scienza e coscienza deriva da un assioma originario e cioè quello che Romano Guardini avrebbe detto essere tra l’uomo che pensa di essere solo nel cosmo per cui quello che fa prometeicamente è legittimo e l’uomo che pensa di essere parte di qualcosa che non è umano e dunque scaturisce da Dio. Un uomo senza Dio vive in un Matrix nel quale l’unico dominio è quello della tecnologia che diventa scienza applicata. Una dimensione nella quale non ci chiediamo più cosa possiamo fare attraverso la scienza con la tecnologia, ma come la tecnologia guiderà autonomamente le nostre vite, trasformando tutto in un direttorio, nella dittatura della tecnologia autoreferenziale». Dall’Inghilterra alle “favole gay” ai bambini sperimentate a Venezia. Che ne pensa? «Paradossalmente, considero questa cosa più grave della prima perché mentre nel caso inglese è in gioco la dinamica del gene, in questo è in gioco quello che Dawkins avrebbe definito la logica del gene culturale. In altre parole, gli esseri umani sono vissuti per centinaia e centinaia di anni nell’idea che esistevano uomini e donne e l’incontro fecondo, comunicativo, affettivo, anatomico, fisiologico tra maschile e femminile era non solo la fonte primaria della vita come è ovvio, ma anche la fronte primaria dell’identità attraverso la variazione e la diversità tra i generi». E come cambia questa logica? «Una cinquantina di anni fa nasce, sciaguratamente, l’ideologia del gender per cui ciascuno è del sesso che decide di essere e che può cambiare come vuole e quando vuole. Questo per una mistificazione dell’idea di libertà che non tiene conto del realismo della natura. E siccome dell’idea di un’apparente buona intenzione sono lastricate le vie dell’inferno, si è deciso che se le persone si sentivano diverse dal punto di vista dell’identità di genere affinchè non si sentissero più tali o sbagliate, si dovesse affermare il concetto che tutti gli altri sono sbagliati, nel senso che ognuno si deve definire nel suo genere non per quello che è ma che ritiene di essere. Peccato che questo ha a che fare con il processo educativo, per cui se i bambini vengono condizionati fin dall’infanzia all’idea che non esiste più una dimensione naturale, si arriva a un processo inquietante. Tanto è vero – e lo so per certo – che i bambini di fronte alle fiabe veneziane, piangono di disperazione perché vedono negato ciò che è sancito nella profondità del loro cuore. C’è un ribaltamento del mondo che secondo me ha qualcosa di luciferino e mi assumo la responsabilità di ciò che dico. Gli effetti psicologici e psichiatrici li valuteremo nel tempo ma a mio avviso saranno devastanti perché è colpita e lesionata la definizione dell’identità infantile nel nome di un’ipotetica educazione alla tolleranza».
autore / Lucia Bigozzi
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