Messaggi sbagliati: 'Tutta colpa di Freud' e… del regista

28 gennaio 2014 ore 11:21, intelligo
Messaggi sbagliati: 'Tutta colpa di Freud' e… del regista
Tecnicamente fatto bene, intriga, diverte, non conosce pause o momenti noiosi; ma il problema del film di Paolo Genovese non è la sua organizzazione, la sua struttura artistica; è il messaggio.
Innanzitutto, non è un film che possano vedere i bambini. Al cinema, di sabato, purtroppo, ne abbiamo visti tanti, fare da cornice a genitori divertiti, quanto superficiali. Dietro le risate, le situazioni comiche, passano visioni della vita personali, che i piccoli imparano subito e finiscono per considerare come normali. Diciamo che l’unico personaggio positivo è il padre, lo psicologo freudiano, ottimamente interpretato da Marco Giallini;  figura professionale che, ormai, avendo sostituito il ruolo di sacerdote nell’agenzia di senso, solo verso la fine del film dispensa qualche consiglio utile alle sue tre figlie totalmente fuori di testa, e fuori bersaglio, del tipo “non devo solo capirvi, ma anche dirvi dove sbagliate e la differenza tra il bene e il male”. Un pizzico di pedagogia anti-relativista. Per il resto, le vicende amorose delle tre giovani rampolle portano da una parte, all’immancabile buonismo più melenso “politicamente e culturalmente corretto” (l’amore di Marta per un sordomuto); dall’altra, cosa molto più grave, a considerare divertente e privo di effetti sostanziali, l’oscillare da parte di un’altra figlia, Sara (la bravissima attrice Anna Foglietta) dell’identità sessuale, dall’essere gay ad essere etero, come se fosse solo una questione di libera scelta, di volontà da sabato sera, o di partner compatibile. Alla ricerca di una felicità e di una libertà che, invece, fanno tanto rima con le pulsioni dell’io. Anche le più disordinate. Ecco servita sul piatto della comicità, ancora una volta, e "con la vasellina", l’ideologia gender.
autore / intelligo
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