Il virus Zika spaventa anche l'Italia, ma non uccide: i sintomi e come proteggersi

28 gennaio 2016 ore 9:33, Americo Mascarucci
Salgono a quattro i casi italiani legati al virus Zika. Dopo aver colpito 22 Paesi dell'America Latina, con focolai circoscritti in diverse nazioni quali Egitto, Thailandia, Vietnam, Malesia, Filippine, Uganda, Sierra Leone e negli ultimi anni nel Centro e Sud America, il virus Zika è arrivato in Italia tramite persone che erano state in vacanza in Brasile nel corso dell’ultimo anno. Il virus Zika è ben lontano dall’essere estirpato anzi potrebbe anche aumentare con gravi rischi per la salute, soprattutto per le donne in gravidanza. "Il problema più serio nel nostro Paese si porrà con l’inizio della stagione di attività biologica delle zanzare – dichiara Maria Paola Landini, professore di Microbiologia a Bologna, Responsabile del CentroRegionale per le emergenze microbiologiche della regione Emilia Romagna, e Membro del Consiglio Direttivo AMCLI (Associazione Microbiologi Clinici Italiani) - perché se una persona torna con il virus Zika nel sangue e viene punta da una zanzara, questa diventa portatrice ed in grado di infettare la persona che punge dopo e via di seguito.  Se questa catena non si ferma – ha continuato la specialista -, subito si può innescare un focolaio autoctono che può assumere anche dimensioni rilevanti o portare il Paese a diventare endemico". 
Il virus Zika spaventa anche l'Italia, ma non uccide: i sintomi e come proteggersi
Tra i sintomi più comuni si segnalano episodi di mal di testa, rash maculopapulare (3-4 giorni), episodi febbrili (2-3 giorni), malessere, congiuntivite, artralgie. Come per altre infezioni cosiddette "da arbovirus", solo in un caso su quattro si manifesta la sintomatologia. Negli altri tre l'infezione decorre in modo asintomatico.
Come segnala la ricercatrice, molte Regioni si sono attrezzate con un centro regionale di riferimento dove effettuare la diagnosi di infezione da Zika, ma anche di Dengue, e di Chikungunya, "virus trasmessi dalle stesse zanzare  che possono dare origine a catene di trasmissione esattamente come Zika e che causano sintomatologia spesso sovrapponibile".

Le raccomandazioni attuali prevedono che tutte le persone che presentano febbre nelle 2 settimane successive al rientro da zone endemiche devono essere valutate in un centro specialistico. Utile, per chi si reca in zone endemiche, prevenire le punture delle zanzare coprendo la superficie cutanea quanto più possibile, evitando di esporsi in particolare al tramonto, usando repellenti e dove richiesto anche utilizzando tende. Non esiste alcun vaccino contro il virus Zika né alcun tipo di terapia. "Nel periodo estivo non si può infatti escludere la possibilità che si inneschi una catena di trasmissione 'locale', ovvero attraverso le zanzare naturalmente presenti sul nostro territorio - sottolinea Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss) - Il fatto che qualcuno torni in Italia dall'America Latina infettato dal virus non è un problema ora che siamo in Inverno. In Estate però, con la stagione delle zanzare, il pericolo che si instauri una catena di trasmissione nel nostro territorio c'è: la persona infetta, venendo punta da una zanzare tigre locale, rende infatti quella zanzara 'vettore' del virus e, dunque, allarga la possibilità che altre persone si infettino''. Rezza comunque mette al bando gli allarmismi: "I controlli nei Paesi europei interessati hanno poi debellato tali infezioni e va detto che già dallo scorso anno il nostro ministero della Salute ha incluso il virus Zika nel monitoraggio previsto per le persone che rientrano da zone infette. Certamente non c'è il pericolo che il virus Zika arrivi nel nostro Paese da un giorno all'altro e va anche precisato che tale virus raramente porta complicanze serie ed è meno pericoloso dei virus della Dengue e della Chikungunya, veicolati dalle stese zanzare''.
Al momento il problema più grave è che sembra ci siano bambini, nati da donne che hanno avuto l’infezione durante la gravidanza, che hanno presentato una microcefalia. L’allerta di oggi infatti è successiva alle raccomandazioni dei CDC americani che consigliano alle donne che desiderano avere un figlio di non visitare quei paesi.
 
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