Vendetta a freddo di un padre che uccide carabiniere: la colpa aver arrestato i figli

28 gennaio 2016 ore 9:49, Americo Mascarucci
Ha ucciso un carabiniere per vendetta.
Antonio Taibi, questo il nome del maresciallo assassinato a Carrara, sarebbe stato "punito" così da un postino 72enne dopo che i suoi due figli sono stati condannati ad un anno di reclusione per reati di droga. Il carabiniere, sposato e padre di due figli è stato freddato a colpi di pistola sulla porta della propria abitazione, pare davanti ad uno dei suoi figli e ad altri testimoni che avrebbero riconosciuto l'assassino. Quest'ultimo è stato arrestato e interrogato dagli inquirenti, convinti che il movente dell'omicidio sia da ricercare proprio nella rabbia dell'uomo per aver visto condannati i suoi due figli, arrestati proprio dal maresciallo Taibi. Uno dei due figli del presunto assassino sarebbe addirittura accusato di aver compito alcune rapine a volto coperto, al punto che sarebbe stato soprannominato Diabolik.
Una triste e dolorosa vicenda che tuttavia pone seri interrogativi su quanto oggi la società odierna sia realmente "malata"e rischi di essere sotto certi aspetti "irrecuperabile". Perché, quando un padre arriva ad uccidere un carabiniere che ha soltanto fatto il suo dovere arrestando i due figli accusati di aver commesso dei reati accertati dalla magistratura, allora davvero c'è da interrogarsi sul perché oggi la criminalità, soprattutto fra i giovani divampi sempre di più. 
Come pensare di poter cambiare una società in cui i padri anziché indignarsi con i figli che hanno intrapreso una brutta strada e rischiano di rovinare altre vite (come nel caso ad esempio dello spaccio di droga) sparano e ammazzano i carabinieri che li hanno scoperti e arrestati? 
Vendetta a freddo di un padre che uccide carabiniere: la colpa aver arrestato i figli
Viviamo insomma in una società a rovescio dove i brutti, gli sporchi e i cattivi sono quelli che la legge cercando di farla rispettare non quelli che la infrangono. Una società in cui i genitori sono i primi a difendere e giustificare le malefatte dei propri figli, sia che si tratti di bullismo o come in questo caso di reati anche gravi, e dove i colpevoli sono sempre e soli quelli che certe malefatte le scoprono e magari le denunciano pure. Perché alla fine va bene che i figli commettono reati, spacciano droga, seviziano in branco il compagno di scuola disabile o magari stuprano una ragazza, l'importante è che non si sappia e che nessuno si permetta di rovinare la propria reputazione. Purtroppo di casi come questi in Italia se ne registrano sempre di più.
L'ultimo caso, quello del maresciallo ucciso per vendetta dal padre dei due ragazzi arrestati e condannati per droga è senza dubbio la goccia che fa traboccare un vaso già colmo. Del resto in una società a rovescio dove i valori non hanno più alcun significato, il cattivo, o peggio il mostro, automaticamente non può che diventare chi sta dalla parte giusta: che però vista a rovescio diventa ahinoi quella sbagliata. E mentre nel mondo si fanno battaglie per abolire giustamente la pena di morte per chi delinque, c'è chi la pena di morte la riceve come in questo caso per aver difeso la legalità. 
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