Padoan risolve il caso bad bank: accordo tampone o soluzione "sostenibile"?

28 gennaio 2016 ore 10:35, Luca Lippi
Padoan attraverso un’operazione di ingegneria finanziaria ha recuperato il bandolo della matassa per salvare le banche con un aggravio particolarmente importante di crediti deteriorati soprattutto senza impegnare lo Stato con garanzie costose per la collettività, scongiurando quello che l’europa ha sempre assolutamente vietato e cioè gli aiuti di stato. 
Sulla questione si potrebbe discutere poiché l’aiuto di stato si renderebbe necessario nel momento in cui la crisi delle banche diventa “sistemica” cioè mette a rischio il meccanismo di circolazione della moneta e soprattutto il sistema del credito, altro discorso sono le crisi delle singole banche che per cattiva amministrazione o dolo contraggono impegni finanziari insostenibili. Nel caso di specie, il ministro Padoan eleva nuovamente l’autorevolezza dello stato (rigurgito di sovranità?) a servizio di un’operazione finanziaria che pur non obbligandolo a investire risorse consente alle banche che vogliono aderire a disfarsi dei crediti con un rischio di esigibilità da valutare nelle sedi opportune. Di seguito andiamo a vedere come lo Stato aiuta senza che si possa parlare di “aiuto di stato” e poi vediamo che impatto avrebbe sui cittadini risparmiatori.

Padoan risolve il caso bad bank: accordo tampone o soluzione 'sostenibile'?
Come fa lo stato a liberare le banche dai crediti inesigibili senza che i cittadini intervengano indirettamente al salvataggio? Il meccanismo semplificato al massimo è il seguente: i crediti migliori (cioè quelli coperti da garanzie migliori, come ad esempio un immobile) finiranno dentro pacchetti che costituiranno emissioni obbligazionarie garantite dallo Stato italiano. 
Le banche piazzeranno le obbligazioni sul mercato (rastrelleranno liquidità) ad un tasso di interesse che si ipotizza particolarmente contenuto (la garanzia dello stato ha un costo). La garanzia dello Stato su questi crediti particolarmente assistiti da garanzie “capienti” si concretizza nella certezza della restituzione del capitale agli investitori. I crediti più difficili, cioè quelli che "ab origine" sono garantiti con strumenti meno idonei o di consistenza meno adeguata avranno la garanzia dello Stato solamente commisurata al rischio. In sostanza dal tasso di interesse all’atto della cartolarizzazione l’investitore capisce quanto lo Stato è disposto a garantire secondo un criterio di sicurezza che segue il principio che più l’obbligazione è sicura minore il tasso di interesse a favore dell’investitore, o per meglio far comprendere, maggiore è la garanzia dello stato minore è il rendimento. Nel processo di cartolarizzazione però il criterio di assegnazione della garanzia dello stato non è “statico”, nel senso che  lo Stato garantirà la restituzione integrale del capitale solo per le obbligazioni con garanzie migliori, e la restituzione delle altre solo se non avrà messo soldi per le prime.
Tutto risolto allora? Diciamo “ni”! in sostanza di buono è che non ci sarà nessuna Bad Bank, e questo ha indotto il mercato a storcere la bocca (ieri la Borsa non ha gradito la soluzione, e non significa necessariamente una cosa negativa), tuttavia bisognerà vedere quanto riusciranno a smaltire con questa cartolarizzazione, quindi quanto riusciranno a recuperare. È vero che interverrebbe lo Stato, ma le banche stesse pagheranno commissioni periodiche al Tesoro secondo valori di mercato, e percentuali crescenti nel tempo. Qui si configura un’eventuale criticità che emergerebbe qualora il Tesoro chiedendo troppi soldi alle banche, indurrebbe queste a non aderire; se ne chiederà troppo pochi, rischia di dover pagare lui, e qui entrerebbe a gamba tesa la Ue con sanzioni per aiuti di Stato non permessi. 

Guardando oltre ogni cortina populista Padoan ha trovato una quadra che sarebbe stata complicata da individuare, soprattutto ha interrotto una lunga perdita di tempo dopo che la Ue con una scusa o l’altra stava rimandando in continuazione la soluzione senza preoccuparsi del fatto che il sistema bancario era schiacciato da una problematica sclerotizzante. Se non si disincagliano le banche dalle scorie del lungo periodo recessivo a pagarne le conseguenze è tutto il Paese e chi lo abita. Riguardo la sollevazione dell’eccezione relativa alla cattiva gestione delle banche  e non solamente la crisi, ad essere intellettualmente corretti le questioni amministrativamente perseguibili dalla magistratura non possono essere una questione del Tesoro.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]