Unioni civili, Emma ringrazia il padre e chiede diritti per tutti: "Se avessi una figlia gay..."

28 gennaio 2016 ore 13:56, Marta Moriconi
Cronache dal parlamento. Nessun voto sulle unioni civili per domani in Senato. Lo ha deciso la capigruppo che si è riunita da poco a palazzo Madama. La decisione è frutto di un "patto tra gentiluominì" tra i capigruppo appunto della Lega, di Fi, Paolo Romani, e del Pd, Luigi Zanda. Ma non c'entrerebbe Renzi. Mentre si discute politicamente dell'opportunità o meno delle nozze gay e di aprire alla stepchild adoption o cestinarla, una cantante a 'Grazia', parla del coming out. 

Cronache dallo spettacolo. Per Emma Marrone dovrebbe essere un fatto privato, non una scusa in un clima di caccia alle streghe ma "penso alle persone che amo e al fatto che, se avessi una figlia gay, vorrei che crescesse in un mondo in cui le siano garantiti gli stessi diritti di tutti. Soprattutto quello di essere felice". 
Il messaggio chiave è: "Nessuno può giudicare quando un amore è sano oppure no".
Dunque entra anche lei tra le sostenitrici "vip" del disegno di legge sulle unioni civili, e le sue dichiarazioni sono tutte volte a spiegare le sue ragioni. Parla di una lezione d'amore imparata dal padre: "Quando all'inizio della carriera si parlò della mia presunta omosessualità, chiamai subito a casa e papà mi disse: 'Non mi importa se torni con un uomo o una donna, basta che torni con qualcuno che ti rende felice'". A quel punto la giornalista è secca e le domanda se 'lei è gay o no?'. Ed Emma risponde serena: "Se lo fossi non avrei problemi a dirlo, ma sono d'accordo con chi sceglie di non farlo. Non voglio 'difendermi': essere gay non è un'accusa, né un insulto. Il coming out dovrebbe essere un fatto privato, un'esigenza personale, non una giustificazione o una scusa in un clima di caccia alle streghe".
E fu così che le streghe diventarono tutti gli altri. 
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