Geloni: "L'alchimia Renzi-Verdini? Portare un pezzo di destra nel Pd per disfarsi dei dem ribelli"

28 gennaio 2016 ore 15:42, Lucia Bigozzi
“Il problema è che il gruppo dirigente dem non ha mai fatto chiarezza sulla volontà di Verdini di portare un pezzo della destra nel Pd per aiutare a liberarsi di un pezzo del suo partito”. Quel pezzo di Pd Chiara Geloni, giornalista, opinionista politica di area dem, lo individua nella minoranza e nella conversazione con Intelligonews passa in rassegna gli indizi che potrebbero fare la “prova”.  

La sfiducia al governo sul dossier Banche non passa ma secondo lei resta o no l’ombra del conflitto di interessi?

«La vicenda non è finita e temo che per esprimere un giudizio negativo si debba attendere. Fino a prova contraria, non penso ci siano conflitti di interesse; certo, non mi pare che il dibattito di ieri abbia contribuito a chiarire niente. A mio avviso, è stato un dibattito di bassissimo livello nel corso del quale nessuno ha colto come occasione per fare una chiarezza politica che mi pare resti necessaria, al di là del conflitto di interesse»

Quando pesa nel Pd l’Ala verdiniana? O se preferisce il “fattore V”?

«Pesa molto e non per la questione di un singolo voto o di un singolo fatto parlamentare. In realtà, basta ascoltare quello che dicono Verdini e i senatori del suo gruppo, peraltro mai smentiti dal gruppo dirigente del Pd. Come detto da Verdini, c’è un segno di affiliazione, di affiancamento di una parte di parlamentari della destra alla vicenda futura del Pd. Questo affiancamento è accompagnato da dichiarazioni sprezzanti e liquidatorie verso le istanze che vengono avanzate dall’interno del Pd da parte della minoranza. Come se, appunto, si offrisse a Renzi una sponda per liberarsi di alcune sensibilità presenti nel suo partito. Queste dichiarazioni o interviste rilasciate apertamente da esponenti dell’area o del gruppo di Verdini, non hanno mai avuto una risposta seria e chiarificatrice da parte del gruppo dirigente del Pd che non ha mai difeso il Pd in quanto tale, cioè in quanto luogo politico capace di trovare al suo interno le ragioni dello stare insieme e senza l’aiuto, la stampella di altre forze politiche contro un pezzo del partito. La cosa grave è questa: da parte del gruppo dirigente del Pd non viene fatta chiarezza sulla volontà di una parte della destra di aiutare a liberarsi di un pezzo del suo partito»

Gotor per ribadire il concetto della incompatibilità di Verdini col Pd e viceversa, si è perfino avventurato in “questioni di stile”: dai mocassini blu in su. Lei come la vede?

«Al di là delle battute e dei titoli, stiamo parlando di uno dei più accreditati storici e intellettuali italiani. Mi pare che Gotor abbia fatto riferimento a ragioni più di sostanza che di stile. Poi, possiamo parlare pure di orologi e mocassini ma Gotor ha parlato di questioni politiche e morale. Se vogliamo, sono di stile ma in senso ampio».

Ricapitolando: il Pd renziano da “rossi” a Verdini?

«Penso che questa alchimia del partito della nazione immaginato da Renzi, sia più indifferenza alla forma partito che non volontà di fare un altro partito. E’ un mettere insieme ciò che di volta in volta, ti dà il consenso necessario per fare ciò che si vuole realizzare. L’alchimia è il grande nodo che viene al pettine perché le contraddizioni di questa operazione sono tante e stanno venendo fuori un po’ per volta e sempre più spesso. Questo tentativo punta a tenere insieme cosa che non stanno insieme e Renzi dovrà scegliere. Arriva il momento - ed è sempre più vicino – in cui la risposta non gliela chiederanno più 20, 30, 50 parlamentari del Pd ma gli elettori»

Non solo Verdini ma anche Ghedini ha votato contro la sfiducia. Che segnale è?

«Non voglio guardare il dito invece che la luna: può darsi che chi ha votato contro la sfiducia ne condividesse le ragioni e del resto, dentro il mondo ex Fi mi pare ci sia una confusione ideologica e di prospettiva. La questione del voto di ieri è un episodio, ma nel caso della prospettiva politica del Pd, purtroppo, è un caso che si aggiunge agli altri»

Zoggia a Intelligonews, dice che Renzi deve chiarire davanti al partito come stanno le cose. E mentre con Verdini non c’è partia, con Tosi, se verificato il suo completo smarcamento e distacco dalla Lega, una discussione si potrebbe fareQual è la sua valutazione?

«Davide Zoggia è veneto, quindi probabilmente conosce Tosi meglio di me e mi fido del suo giudizio. Su Verdini la pensiamo allo stesso modo, proprio per le ragioni con le quali lo stesso Verdini sta motivando la sua azione politica finalizzata a portare un pezzo della destra nel Pd. Attenzione, non dico questo perché nel Pd ci siano settarismi o questioni di superiorità morale; non c’è alcun problema antropologico ma una questione profonda di politica, di contenuti, di stile politico… e non sto parlando di mocassini blu…».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]