Ddl Cirinnà, l'avvocato Mori spiega: "Legge pasticciata. L'unica strada è la riforma costituzionale"

28 gennaio 2016 ore 15:57, Marta Moriconi
Unioni civili e dibattito parlamentare ancora aperto. Mentre slitta il voto a dopo il Family Day, precisamente il 2 febbraio martedì, abbiamo intercettato Marco Mori, avvocato e blogger su scenarieconomici.it, autore del "Il tramonto della democrazia, analisi giuridica della genesi di una dittatura europea". Con lui abbiamo parlato degli aspetti di incostituzionalità del Ddl Cirinnà e delle questioni 

Da avvocato, sono validi o no i rilievi di costituzionalità su alcuni punti del Ddl Cirinnà in discussione al Senato?

"Come sapete il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso personalmente dubbi sulla legittimità del ddl Cirinnà. Tralasciando le facili battute su come invece lo stesso Presidente possa aver promulgato senza problemi "l'Italicum", i cui dubbi di costituzionalità sono evidenti, in questo caso non posso che condividerne le perplessità. La definizione Costituzionale di famiglia (una società naturale fondata sul matrimonio), con le annesse relative tutele, riguarda effettivamente ed unicamente le unioni di persone di sesso diverso. Questo anche perché la particolare protezione che si voleva dare ad essa discendeva unicamente dal fatto che la famiglia naturale rappresentava e rappresenta oggi la cellula fondamentale della società, in quanto potenziale fonte di nuove vite. La ratio
Ddl Cirinnà, l'avvocato Mori spiega: 'Legge pasticciata. L'unica strada è la riforma costituzionale'
dunque dell'art. 29 Cost. discende prevalentemente dalla capacità biologica della famiglia di generare la vita. Se i medesimi diritti riconosciuti alla famiglia naturale fossero estesi alle unioni tra persone dello stesso sesso effettivamente la particolare tutela dell'art. 29 Cost. svanirebbe. La norma costituzionale diverrebbe inutile, si dovrebbe parlare di abrogazione tacita della stessa, il che non è possibile. Per tale ragione una legge ordinaria è a mio avviso inidonea a normare la materia, risultando necessaria una revisione costituzionale e quindi l'adozione della procedura particolare di cui all'art. 138 Cost. che riformi "in melius" l'art. 29 della Costituzione".

La problematica legata all'Art. 29 è stata superata rifacendosi all'art. 2. Ma è corretto? 

"I diritti inviolabili dell'uomo previsti nell'art. 2 Cost. hanno poco a che vedere con la tutela rafforzata che il nostro ordinamento riconosce alla famiglia. L'art. 2, come anche l'art. 3 Cost., valgono certamente ad eliminare la legittimità di ogni forma di discriminazione tra individui. Ma una volta che la tutela rafforzata per coloro che contraggono matrimonio è "costituzionalizzata" non si possono invocare i precedenti principi fondamentali per cancellarne la portata. La Costituzione ha riconosciuto i diritti inviolabili ed il diritto di uguaglianza, ma ha parimenti riconosciuto tutele ulteriori (e superiori) per la famiglia naturale. Ripeto, l'unica strada è la riforma costituzionale".

I rilievi di costituzionalità possono rendere questa legge, anche se passasse, suscettibile di ricorso o abrogazione? 

"Questo è il problema principale, se si promulga una legge "pasticciata" si rischiano controversie e pronunce, magari a distanza di anni, della Corte Costituzionale, con cui si finirebbe con il creare più danni che benefici. Ricordiamo che la sentenza citata anche da Mattarella, la n. 138/2010, avalla le mie tesi: "Seppure debba riconoscersi che nel novero delle formazioni sociali di cui all’art. 2 della Costituzione debba essere ricondotta ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico e, conseguentemente, anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri, si deve escludere, tuttavia, che l’aspirazione a tale riconoscimento possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio. In sostanza, lo dico in maniera semplice, la famiglia naturale, senza modifiche costituzionali, deve mantenere un "quid pluris", rispetto a qualsivoglia altra forma sociale". 

Dunque la "causa" è chiusa? 

"Consentitemi una riflessione personale, trovo assurdo che mentre il Paese si trova in gravissima crisi economica a causa del completo tradimento dei diritti fondamentali della nostra carta in nome di poteri economici innominabili, poteri che hanno travolto la democrazia, il Parlamento si fermi a pensare ad un aspetto della nostra vita certamente importante, ma palesemente secondario rispetto alla difesa dei tanti italiani che oggi vivono nella disperazione. I suicidi per me sono un'emergenza assoluta, le unioni civili no".
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]