L'italiano medio è vintage: più connesso, ma preferisce la vecchia telefonata

28 gennaio 2016 ore 17:23, Andrea De Angelis
Chi l'ha detto che basta navigare su internet per poter comunicare al meglio? Se poi stiamo parlando di un popolo di "navigatori" nel senso più classico del termine, ecco che l'assioma rischia davvero di scricchiolare. Aumentano dunque i connazionali connessi al web, ma fino a un certo punto. Nel senso che le preferenze non sono proprio per la rete, a meno che non si parli di quella presente su un rettangolo di gioco ben noto agli abitanti dello Stivale. 

Aumenta dunque il tempo trascorso dagli italiani su internet grazie agli smartphone, ormai posseduti da oltre nove persone su dieci. Ma il mezzo usato per comunicare con parenti e amici resta principalmente la telefonata, dunque anche un phone meno smart, per intenderci, sarebbe stato gradito per espletare il bisogno primario che è, qualcuno dirà per fortuna, ancora quello di sentire la voce del proprio interlocutore. Il dato emerge dal Rapporto Italia 2016 di Eurispes, secondo cui ricorre alla telefonata il 66% degli italiani, ma soprattutto a partire dai 35 anni di età. Secondo il rapporto, l'unica alternativa "numericamente rilevante" è WhatApp con il 29,3%, che fa registrare un significativo +11% rispetto allo scorso anno e stacca definitivamente i vecchi sms.
Sebbene l'Italia non sia ai primi posti in Europa per penetrazione di Internet (il 77% della popolazione è ancora esclusa dalla banda ultralarga), l'indagine Eurispes rivela che navigare sul web è oramai un dato di fatto per la maggior parte degli italiani (81,5%). Chi va online cerca informazioni di proprio interesse (97,8%), usa i social network (68,9%), guarda video su YouTube (66,8%), controlla il proprio conto bancario (61,5%), fa acquisti in rete (55%).

L'italiano medio è vintage: più connesso, ma preferisce la vecchia telefonata
Ecco allora che, almeno a parole, gli italiani sono un popolo di informatici. Nell'attesa di essere informati, direbbero i più maligni. Battute a parte, secondo una ricerca realizzata dalla società Swg su accesso a Internet, competenze digitali e servizi online della Pubblica amministrazione, per il 44% degli italiani la connessione a internet è essenziale. Un diritto fondamentale, come avere accesso all'acqua, alla luce a al gas, dice la ricerca presentata all’Italian Digital Day, alla Reggia di Venaria, lo scorso novembre.
Un dato positivo, certo. Peccato però che ben il 40% non lo ha usato negli ultimi tre mesi e più o meno la stessa percentuale ritiene di avere le competenze sufficienti per ottenere il meglio dalla rete. 
In tema di agenda digitale, dalla ricerca realizzata tra il 9 e l'11 novembre scorsi su un campione di 2000 persone, emerge che il 39% degli intervistati ritiene che la ragione per cui l'Italia è prima in Europa per numero di servizi di Pubblica amministrazione online e l'ultima per utilizzo vada ricercata nel fatto che gli italiani sono poco abituati a utilizzare i servizi online mentre per il 29% la spiegazione è che i servizi online sono organizzati secondo una logica burocratica e faticosi da utilizzare. Per il 49%, però, la digitalizzazione della Pa è utile per renderla più trasparente.
In Italia non mancano dunque tanto gli strumenti per l’innovazione, anzi, siamo il Paese europeo con più servizi online per la pubblica amministrazione, nè manca la consapevolezza che l’accesso a internet è determinante per lo sviluppo economico e sociale (51%).Quello che manca è l’abitudine ad usare internet per i servizi. La speranza è che con il tempo arriverà. Guai ad essere pessimisti.




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