Caso Marò, Toni Capuozzo a IntelligoNews: «Parole della Bonino infelici»

28 giugno 2013 ore 9:48, Francesca Siciliano
Caso Marò, Toni Capuozzo a IntelligoNews: «Parole della Bonino infelici»
L'affaire Marò è una vicenda ancora aperta. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono “prigionieri” da oltre una anno e mezzo in India. Ospite di Radio 24 il ministro degli Esteri Emma Bonino ha annunciato che la soluzione della questione «sarà giusta e rapida». Toni Capuozzo, intervistato da IntelligoNews non è dello stesso avviso: «Le parole del ministro sono state le più infelici che un ministro potesse pronunciare». Il governo Monti aveva affrontato il caso Marò con una certa approssimazione. Come giudica l'approccio del ministro Bonino alla questione? «Le dichiarazioni di oggi non sono state tra le dichiarazioni più felici che un ministro potesse fare». Perché? «Ha parlato di una vicenda che si è andata a prolungare oltre ogni ragionevole attesa. Anche perché stiamo seguendo l'iter della legislatura indiana, non abbiamo avanzato alcuna perplessità sulla giurisdizione internazionale né sul reato in sé. Che se eventualmente commesso è stato commesso in acque internazionali da militari nel pieno esercizio delle loro funzioni». Come si spiega il fatto che l'Italia non è stata in grado di coinvolgere adeguatamente gli organismi internazionali? Contiamo davvero così poco? «Sostanzialmente c'è stato, sia da parte dell'opinione pubblica che da quella delle forze politiche una sottovalutazione dell'India. Non consideriamo il fatto che è uno dei Paesi emergenti e che conta sul piano internazionale molto più di quanto probabilmente conta l'Italia. L'Italia di oggi, almeno...». E l'Europa? «In questa circostanza ha dimostrato debolezza politica e incapacità di muoversi come un'entità politica e militare». Possiamo dire che l'Europa ci ha “abbandonato”? «Il potere contrattuale dell'Italia in questo determinato periodo storico è un po' in discesa. Anche a causa dei sacrifici economici che siamo costretti a fare e che si ripercuotono sui compiti internazionali che assumiamo. O che dovremo (e dovremmo) assumerci». Cosa dovremmo fare per risolvere la questione nel minor tempo possibile? «Ormai credo che l'unica cosa da fare sia sperare. Le cose iniziano a muoversi, questo è vero, ma restano ancora molti punti oscuri, molte incongruenze, molti lati ancora troppo “nascosti” in questa vicenda». In particolare a cosa fa riferimento? «Alla perizia balistica e anche al fatto che il peschereccio è stato lasciato affondare. Ma penso anche alle notevoli discordanze riguardanti l'ora e luogo dell'incidente in sede di ricostruzione dei fatti». E adesso? «Bisogna ricominciare a muoversi, senza rinunciare al principio secondo il quale quello dell'India non è lo scenario giusto nel quale svolgere il processo». Bisognerebbe svolgersi in campo neutro? «Ma certo, in sede internazionale. Anche perché non è un processo giusto, dal momento che nasce da una stortura e da una cattiva interpretazione del diritto internazionale». Cosa si aspetta dal processo? «Una condanna per omicidio preterintenzionale, per accontentare l'opinione pubblica indiana e con una pena simbolica da scontare in Italia».
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