A Firenze lo scontro tra Betori e Renzi come Don Camillo e Peppone

28 giugno 2013 ore 10:05, Americo Mascarucci
A Firenze lo scontro tra Betori e Renzi come Don Camillo e Peppone
Il sindaco di Firenze Matteo Renzi
pare non aver gradito le parole pronunciate dall'arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori in occasione della festa del patrono che sono suonate come un duro atto d’accusa per gli scandali delle ultime settimane
. Il riferimento è all’inchiesta della Procura di Firenze su un presunto giro di escort messo in campo da alcuni imprenditori e commercianti fiorentini, indagati con l’ipotesi di reato di sfruttamento della prostituzione. Secondo quanto riferito da una di queste escort agli inquirenti, uno degli incontri a luci rosse finiti al centro dell'inchiesta, sarebbe avvenuto in un ufficio del Comune di Firenze ed avrebbe avuto per protagonista un funzionario comunale. Dichiarazioni tutte da dimostrare ma che, trapelate puntualmente sulla stampa, hanno fatto subito parlare di "bunga-bunga a Palazzo Vecchio". Betori, senza alcun esplicito riferimento all'inchiesta in corso e rifacendosi anche alla notizia relativa ad un aumento del consumo di cocaina segnalato dalle forze dell’ordine, ha denunciato "una città in preda al degrado morale e ad un'improvvida voglia di trasgressione”. Ma visto il clamore che l'inchiesta sulle escort ha suscitato, Renzi non ha potuto non collegare le parole di Betori alle polemiche che stanno riempiendo le pagine dei giornali.  Il Sindaco ha respinto l'immagine di una città ostaggio del degrado morale ricordando le tante iniziative realizzate dalla sua amministrazione per rilanciare l'immagine di Firenze e migliorare la qualità della vita, con l'obiettivo di contrastare e combattere la diffusione della droga e di altre piaghe sociali. Ha inoltre categoricamente smentito lo svolgimento di qualsiasi festino nei palazzi del potere cittadino. L'omelia di Betori è perfettamente in linea con l'orientamento della Conferenza Episcopale Italiana che, in questi anni, ha sempre puntualmente richiamato l’esigenza di stili di vita e comportamenti più sobri, contestando soprattutto il proliferare di un nichilismo massiccio ed indiscriminato. In ogni pronunciamento della Cei si è sempre cercato di leggere un attacco, più o meno esplicito, ai comportamenti licenziosi di Silvio Berlusconi, personalizzando all'estremo, ed a volte in maniera eccessivamente forzata, richiami di carattere generale. E' dunque normale che oggi Renzi possa sentirsi i riflettori addosso, pur non essendo coinvolto in alcun modo nella squallida vicenda delle escort, e avverta come sindaco il dovere di difendere Firenze dall’accusa di essere una “città a luci rosse”. Tornando però alla tanto contestata omelia, cosa ha detto in sostanza Betori? Quello che qualsiasi altro vescovo, di qualsiasi altra diocesi, avrebbe sostenuto di fronte a vicende di cronaca non certo edificanti per l’immagine di una città che, piaccia o no all’enfant prodige della politica italiana, non è il paradiso in terra, ma un Capoluogo di regione chiamato a confrontarsi con problemi fisiologici legati alla diffusione degli stupefacenti, allo spaccio di droga, alla prostituzione, ai furti, alle rapine, alla delinquenza piccola, media o grande, al disagio sociale ecc. Che fare dunque? Si imbavaglia la Chiesa? Vescovi e sacerdoti dovranno stare attenti nelle loro omelie a pronunciare richiami di carattere etico morale che potrebbero prestarsi a strumentalizzazioni politiche di qualsiasi natura? Oppure ogni volta dovranno premunirsi  di specificare che certi richiami non sono rivolti al politico o ai politici di turno o a specifiche circostanze? Non sarà invece il caso di uscire una volta per tutte dalla logica dell'"ad personam" di berlusconiana memoria evitando di restarne prigionieri?  
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