Muller esalta Ratzinger anti-Lutero: messaggio a Francesco?

28 giugno 2016 ore 16:23, Americo Mascarucci
Benedetto XVI compie domani, 29 giugno, 65 anni di sacerdozio e con l’occasione è stata pubblicata una autobiografia del Papa emerito
Il volume è edito contemporaneamente in sei lingue: in Italia da Cantagalli, negli Stati Uniti da Ignatius Press, in Germania da Herder, in Francia da Parole et Silence, in Spagna da Biblioteca de Autores Cristianos, in Polonia dall'Università Cattolica di Lublino.
Il settimanale l’Espresso ha pubblicato l’'introduzione al volume, scritta dal cardinale Gerhard L. Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede e curatore dell'opera omnia di Ratzinger.
Una prefazione che fa discutere soprattutto perché Muller evidenzia la lotta di Ratzinger contro la dottrina protestante e le tesi di Lutero. 
Quello stesso Lutero che Papa Francesco ha recentemente riabilitato fino a definirlo un riformatore che partiva da giuste intuizioni.
Ma andiamo a leggere alcuni passaggi significativi del brano del cardinale Muller. 
"Joseph Ratzinger evidenzia con grande acume che, laddove viene meno il fondamento dogmatico del sacerdozio cattolico, non solo si esaurisce la fonte alla quale si può efficacemente abbeverare una vita alla sequela di Cristo, ma viene meno anche la motivazione che introduce sia a una ragionevole comprensione della rinuncia al matrimonio per il regno dei cieli (cfr. Mt 19, 12), sia del celibato quale segno escatologico del mondo di Dio che verrà, segno da vivere con la forza dello Spirito Santo, in letizia e certezza. Se la relazione simbolica che appartiene alla natura del sacramento viene oscurata, il celibato sacerdotale diviene il relitto di un passato ostile alla corporeità e viene additato e combattuto come l’unica causa della penuria di sacerdoti. Non da ultimo, scompare poi anche l’evidenza, per il magistero e la prassi della Chiesa, che il sacramento dell’Ordine debba essere amministrato solo a uomini. Un ufficio concepito in termini funzionali, nella Chiesa, si espone al sospetto di legittimare un dominio, che invece dovrebbe essere fondato e limitato in senso democratico".
Muller aggiunge ancora: "Spesso, da parte cattolica, non ci si è resi conto delle visioni pregiudiziali che soggiacevano all'esegesi scaturita dalla Riforma. E così sulla Chiesa cattolica (e ortodossa) si è abbattuta la furia della critica al sacerdozio ministeriale, nella presunzione che questo non avesse un fondamento biblico.
Il sacerdozio sacramentale, tutto riferito al sacrificio eucaristico – così come era stato affermato al Concilio di Trento –, a prima vista non sembrava essere biblicamente fondato, sia dal punto di vista terminologico, sia per quel che riguarda le particolari prerogative del sacerdote rispetto ai laici, specialmente per ciò che attiene al potere di consacrare. La critica radicale al culto – e con essa il superamento, a cui si mirava, di un sacerdozio che limitasse la pretesa funzione di mediazione – sembrò far perdere terreno a una mediazione sacerdotale nella Chiesa. Alla radice di questa crisi del sacerdozio, bisogna rilevare anche dei fattori intra-ecclesiali. Come mostra nei suoi primi interventi, Joseph Ratzinger- ricorda Muller - possiede fin dall'inizio una viva sensibilità nel percepire da subito quelle scosse con cui si annunciava il terremoto: e ciò soprattutto nell'apertura, da parte di tanti ambiti cattolici, all'esegesi protestante in voga negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.
La Riforma attaccò il sacerdozio sacramentale perché, si sosteneva, avrebbe messo in discussione l’unicità del sommo sacerdozio di Cristo (in base alla Lettera agli Ebrei) e avrebbe emarginato il sacerdozio universale di tutti i fedeli (secondo 1 Pt 2, 5). A questa critica si unì infine la moderna idea di autonomia del soggetto, con la prassi individualista che ne deriva, la quale guarda con sospetto a qualunque esercizio dell’autorità".

Muller esalta Ratzinger anti-Lutero: messaggio a Francesco?
"Joseph Ratzinger - ricorda Muller - sottopone, a sua volta, a un puntuale esame critico, la critica storica improntata alla teologia protestante e lo fa distinguendo i pregiudizi filosofici e teologici dall'uso del metodo storico. In tal modo, egli riesce a mostrare che con le acquisizioni della moderna esegesi biblica e una precisa analisi dello sviluppo storico-dogmatico si può giungere in modo assai fondato alle affermazioni dogmatiche prodotte soprattutto nei Concili di Firenze, di Trento e del Vaticano II. Ciò che Gesù significa per il rapporto di tutti gli uomini e dell’intera creazione con Dio – dunque il riconoscimento di Cristo come Redentore e universale Mediatore di salvezza, sviluppato nella Lettera agli Ebrei per mezzo della categoria di Sommo Sacerdote (Archiereus) – non è mai dipeso, come condizione, dalla sua appartenenza al sacerdozio levitico.
Il fondamento dell’essere e della missione di Gesù risiede piuttosto nella sua provenienza dal Padre, da quella casa e da quel tempio in cui egli dimora e deve stare (cfr. Lc 2, 49). È la divinità del Verbo che fa di Gesù, nella natura umana che egli ha assunto, l’unico e vero Maestro, Pastore, Sacerdote, Mediatore e Redentore".
Muller conclude dicendo: "Egli rende partecipi di questa sua consacrazione e missione mediante la chiamata dei Dodici. Da essi sorge la cerchia degli apostoli che fondano la missione della Chiesa nella storia come dimensione essenziale alla natura ecclesiale. Essi trasmettono il loro potere ai capi e pastori della Chiesa universale e particolare, i quali operano a livello locale e sovra-locale".

Muller dunque evidenzia il contributo di Ratzinger nella lotta ai tentativi di introdurre le dottrine protestanti nella Chiesa fino a dimostrare con i fatti come il protestantesimo sia in contrasto con il progetto originario del Vangelo.
Perché Muller ha deciso di evidenziare proprio questo aspetto dell'opera di Ratzinger? 
Un messaggio a Papa Francesco che si appresta a recarsi in Svezia per partecipare ad ottobre alle celebrazioni per l'anniversario della Riforma protestante? 







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