Brexit, Rinaldi: “Conta come e da chi sarà gestita l'uscita. Verso lo “status” di Paese associato"

28 giugno 2016 ore 13:08, Lucia Bigozzi
“Il vero problema non è la data dell’uscita ma come sarà gestita e da chi”. Lo segnala Antonio Maria Rinaldi, economista e docente di Finanza Aziendale all'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara, che nella conversazione con Intelligonews spiega quali scenari si potrebbero aprire nelle prossime settimane e chi potrebbe rimetterci di più. 

Brexit slitta a settembre: perché è così importante per Londra avere tempo per lasciare l’Ue?

"Perché bisogna vedere come, adesso, intendono rapportarsi con il resto dell’Ue. Ma il problema non è tanto l’uscita immediata o meno, il punto è come sarà gestita e chi gestirà. L’Ue sta spingendo per un’uscita immediata perché il tempo gioca a favore di Londra".

Brexit, Rinaldi: “Conta come e da chi sarà gestita l'uscita. Verso lo “status” di Paese associato'
In che senso? 

"Necessariamente dovranno essere tessuti dei rapporti commerciali con i Paesi dell’Ue- D’’altronde la Gran Bretagna è troppo importante dal punto di vista commerciale per poter perdere la sua enorme fetta di influenza: basta ricordare che i Paesi europei sono esportatori netti per 110 miliardi di euro, quindi è impensabile non solo perderli, ma addirittura porre delle limitazioni".  

Tradotto cosa significa? Qual è lo scenario più verosimile?

"In pratica si arriverà a una sorta di “status” di Paese associato con cui avere un rapporto privilegiato nel cambio, senza dazi, senza procedure particolari. Questo però, significa che magari ci può essere qualche altro Paese che può emulare, prendendo solo gli effetti positivi e non già quelli negativi che fanno parte dell’appartenenza all’Ue. E’ un discorso estremamente sottile che si gioca su queste considerazioni e che potrebbe essere estremamente negativo per la stessa Ue, nel senso che potrebbe rivelarsi un boomerang anche per Paesi come la Germania che detta le regole. Parliamoci chiaro: l’Inghilterra ha fatto una scelta democratica dando la parola agli elettori; altri Paesi non possono farlo a cominciare dall’Italia altrimenti ci sarebbero risultati sorprendenti; quindi devono stare molto attenti nel non fare passi falsi". 

E allora qual è la strada?

"Secondo me si dovrebbe prendere atto che il progetto europeo del mercato unico è fallito nella misura in cui si è voluto sempre di più un sistema di regole a senso unico e aver legato i Paesi solo per il ricatto della moneta unica. In altre parole non c’è altro elemento aggregante in Europa, se non la moneta unica. Il mio sogno e la mia aspettativa è che si torni un po’ a come era la Cee, ovvero ciascun Paese con le proprie politiche economiche, con i parlamenti nazioni ancora sovrani, espressione del consenso popolare, con tutti gli accordi commerciali possibili e immaginabili ma che lascino l’opportunità di poter aprire autonome politiche economiche". 

Merkel e Hollande, potrebbero pressare Londra per l’uscita come una sorta di vendetta?

"Al loro posto, io userei la cautela perché abbiamo visto che più questi personaggi dicono a Londra cosa deve fare e più Londra fa ciò che vuole. Meglio che restino nei confini nazionali anche perché non mi sembra che loro siano disponibili a ricevere consigli dagli altri. Il mio invito è di pensare ai fatti di casa propria perché più dispensano consigli non richiesti e più ottengono l’effetto contrario".

Come legge una certa ambiguità che si coglie nell’intervista a Soros il quale avverte circa un possibile pericolo-banche per l’Italia. Esiste davvero? 

"Sì esiste, ma attenzione perché Soros ogni volta che parla c’è sempre una motivazione ben precisa per cui lo fa. Quando lancia dei moniti, sicuramente c’è una chiave di lettura con qualche speculazione che ha messo in atto prima; è sempre avvenuto così, quindi è da prendere con le molle". 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]