L'Argentina a tre giorni dal default fa l'orgogliosa e alza il tiro

28 luglio 2014 ore 13:13, Marta Moriconi
L'Argentina a tre giorni dal default fa l'orgogliosa e alza il tiro
A tre giorni dalla scadenza che potrebbe segnare un nuovo default sul suo debito estero, l'Argentina fa l'orgogliosa. Non sarebbe esattamente nella condizione di farlo, ma all'inizio aveva deciso di non inviare rappresentanti a negoziare con il mediatore nominato dal tribunale di New York per risolvere il suo scontro con i "hedge fund". Poi l'annuncio di una nuova missione per New York per proseguire la trattativa con i mediatori sul debito di Buenos Aires. Ad annunciarlo il capo di gabinetto argentino, Jorge Capitanich. Il debito che deve pagare l'Argentina è di circa 1,5 miliardi di dollari e la presidente Cristina Fernandez de Kirchner è partita oggi verso Caracas, dove chiederà l'appoggio politico degli altri paesi del Mercosur (Brasile, Uruguay, Paraguay e Venezuela) nella sua battaglia contro gli hold out. Intanto il ministro dell'Economia, Axel Kicillof, avrebbe parlato al telefono con Daniel Pollack -come riporta la stampa locale- lo "special master" nominato dal giudice Thomas Griesa per arrivare a un accordo sull'applicazione della sentenza che obbliga l'Argentina a pagare il 100% del valore dei titoli detenuti dagli "hedge fund" che non hanno accettato lo swap. Con lui il ministro avrebbe solo ribadito la posizione del governo sottolineando due questioni su cui riflettere: da una parte l'impossibilità del default (perché chi non ha soldi non può pagare). E dall'altra l'impossibilità di ubbidire alla sentenza di Griesa, definita "insolita e inapplicabile" da Kicillof, perchè un pagamento al 100% del valore dei titoli ai hold out potrebbe innescare richieste analoghe in virtù della clausola Rufo (Rights on future offers), che scade il prossimo 31 dicembre, e da parte di tutto coloro che non hanno accettato gli swap, . Insomma, l'Argentina ha deciso di picchiare i pugni sul tavolo prima di prenderli in faccia.
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