Lo scrittore Valle: "Ecco come le classi dirigenti hanno tradito i buoni italiani"

28 luglio 2015, Adriano Scianca
Lo scrittore Valle: 'Ecco come le classi dirigenti hanno tradito i buoni italiani'
Esiste un tipo di italiano di cui noi stessi abbiamo perso consapevolezza. È per ricordarci un modo diverso di appartenere al tricolore che il giornalista e scrittore Marco Valle ha scritto il suo Confini e conflitti (Eclettica). E a IntelligoNews ha detto: "Non si può uscire dalla storia, questo lo pensa solo Gentiloni".

Valle, il suo libro parla di italiani speciali che contraddicono un po' certi stereotipi... 

«Sono convinto che nella storia d'Italia ci siano persone con la schiena dritta. Si tratta ovviamente di minoranze, ma sono minoranze che tentano di fare la storia». 

Insomma, parliamo di un tipo di italiano differente... 

«Pensiamo al raddoppio del Canale di Panama, attualmente in corso. Ebbene, pochi lo sanno, ma sono dei giovani ingegneri italiani quelli che ci stanno lavorando. Abbiamo delle personalità preparate e con senso di sacrificio». 

Qual è il nostro problema allora? 

«Il problema sono le classi dirigenti. Noi paghiamo da sempre la scarsità della dimensione culturale ed etica delle nostre classi dirigenti. Uno dei problemi è anche che, a differenza dei francesi, non abbiamo grandi scuole per la pubblica amministrazione, che bene o male costruiscono un senso dello Stato». 

Quando abbiamo imboccato questa parabola discendente? 

«Fino agli anni '60 avevamo delle classi dirigenti alla pari con il resto del mondo, ma quella era gente che veniva dalla scuola gentiliana. Quando, con il '68, va a ramengo la riforma Gentile, cresce una classe dirigente che porta al disastro attuale. Inoltre sono nani che si circondano di gnomi, quindi si va sempre a peggiorare...». 

Quali dovrebbero essere gli indirizzi per cambiare rotta? 

«Diceva Napoleone che il destino di un popolo è nella sua geografia. Ecco, noi siamo immersi nel Mediterraneo. Questo significa essere talora ponte e talora momento di scontro. La nostra posizione geografica non ci permette di rinunciare ai confini e ai conflitti. I confini esistono, le guerre anche, anche in tempi post-eroici come questi. Noi non siamo il Liechtenstein, abbiamo una responsabilità politica. O si portano le proprie armi o quelle degli altri. Non si può uscire dalla storia, questo lo pensa solo Gentiloni».
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