Change.org all'esame del Garante per la privacy sulle petizioni online

28 luglio 2016 ore 13:22, Lucia Bigozzi
Come vengono trattati i dati delle persone che si iscrivono ad un sito per promuovere o aderire a petizioni sui temi di carattere socio-politico? E’ la domanda che sta nel ‘dossier’ su Change.org, il gestore della piattaforma internazionale di campagne on line, alla quale vuole dare una risposta il Garante della privacy che ha aperto un’istruttoria. L’obiettivo è verificare se la riservatezza degli utenti sia messa in sicurezza o se, invece, ci sia il rischio che i dati vengano ceduti ad altre società. In dettaglio: il Garante chiede al colosso americano di spiegare le modalità attraverso le quali vengono acquisiti i dati e lo scopo peculiare del trattamento dati delle persone che aderiscono alle campagne online iscrivendosi alla piattaforma e dunque, comunicando le proprie specifiche. 

Change.org all'esame del Garante per la privacy sulle petizioni online
Charnge.org dovrà inoltre dichiarare se gli utenti vengono informati sulle regole della privacy in modo chiaro e se vi siano meccanismi per ottenere il loro consenso all’uso dei dati personali:
a maggior ragione se si tratta di campagne su tematiche a carattere socio-politico perché in questo caso, le persone possono essere soggette a dichiarare le proprie idee in campo politico o religioso, ma anche – ad esempio – il proprio orientamento sessuale. Infine, attraverso l’apertura dell’istruttoria, il Garante della privacy vuole verificare anche quanti sono (numericamente) il numero degli utenti italiani di Change.org, dove sono collocate fisicamente le banche dati con tutte le informazioni degli utenti e in cosa consistono le misure di sicurezza predisposte per la riservatezza e per la tutela dei dati personali. 
L’iniziativa del Garante prende le mosse sulla scorta di una serie di inchieste giornalistiche in base alle quali, talvolta, le petizioni che vengono lanciate online rischiano di trasformarsi in un vero e proprio businnes, dal momento che con l’acquisizione dei dati dell’utente potrebbero essere utilizzati per altre finalità all’insaputo della persona che magari è convinta di aderire a una iniziativa di sensibilizzazione sociale per una giusta causa. 

Da parte sua Change.org conferma di aver ricevuto i quesiti dal Garante e ribadisce l’impegno a “rispondere nei termini indicati, con fiducia nel buon esito, spirito di collaborazione e nel pieno rispetto delle norme”, spiega Elisabetta Liberatori Finocchiaro in un intervento pubblicato sull’Espresso. La Country Lead di Change.org si sofferma su alcuni punti: “Ci sentiamo tranquilli e a posto, visto che operiamo in maniera pulita. Non c’è nessun gioco sporco dietro a quello che facciamo. Anche se sappiamo bene che purtroppo il fango fa sempre più clamore, voglio sperare che ci siano ancora tante persone che vogliano ascoltare i fatti, prima di giudicare”. In altre parole, spiega la manager, “nessuno, per aver firmato una petizione su Change.org, ha poi ricevuto una email commerciale. C’è chi lo permette, noi non lo permettiamo”. 

autore / Lucia Bigozzi
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