Marino e Alemanno meglio dei partiti. Ma l’effetto Marchini ha sparigliato nel voto disgiunto (e non solo)

28 maggio 2013 ore 13:30, Domenico Naso
Marino e Alemanno meglio dei partiti. Ma l’effetto Marchini ha sparigliato nel voto disgiunto (e non solo)
Primi risultati ufficiali, dopo l’interminabile notte elettorale, e prime analisi sul voto amministrastivo nella Capitale. Focus sul voto disgiunto che, come da previsioni, ha condizionato il risultato finale. Ignazio Marino, che arriva al ballottaggio con 12 punti percentuali di vantaggio rispetto al sindaco uscente Gianni Alemanno, ha raccolto 512.720 voti, quasi 90mila in più rispetto ai 433.714 delle liste che lo appoggiavano.
Anche il primo cittadino uscente ha staccato di molto i consensi del centrodestra: 364.337 voti al candidato sindaco contro 323.272. Quasi ventimila voti in più rispetto alla lista, invece, per il candidato del Movimento 5 Stelle Marcello De Vito, e addirittura 35mila in più per Alfio Marchini, l’uomo su cui, proporzionalmente, sembra aver pesato di più, in positivo, il voto disgiunto. Se i principali candidati sindaco possono dire legittimamente di aver inciso più delle coalizioni che lo appoggiavano, lo stesso non possono fare i partiti. Rispetto alle ultime politiche del febbraio scorso, quasi tutte le principali liste in campo hanno perso consensi. Si “salva” solo il Popolo della Libertà, che cresce di mezzo punto percentuale (dal 18,7 al 19,2%), mentre il Pd perde due punti e mezzo (dal 28,6 al 26,2%) e il Movimento 5 Stelle addirittura quindici (dal 27,27 al 12,4%). È ovvio che paragonare elezioni politiche e amministrative è sempre un esercizio rischioso, soprattutto se si considera che alle comunali nascono liste civiche di peso che drenano voti dai partiti maggiori, ma i numeri restano numeri e il calo (enorme per i grillini, lieve ma da non trascurare per il Pd) va analizzato politicamente, anche alla luce dell’esperienza tribolata del governo delle larghe intese. “Roma è un laboratorio politico” è una frase-mantra che si ripete da decenni, e i risultati della capitale possono avere importanti ripercussioni a livello nazionale. Non è un caso se nel 2001 e nel 2008 il centrosinistra si è rivolto proprio all’inquilino del Campidoglio (Rutelli prima e Veltroni poi) per tentare la rimonta contro il centrodestra berlusconiano. Ma dove sono andati a finire i voti persi rispetto alle politiche di due mesi fa? Innanzitutto nel forziere di Alfio Marchini, che si può considerare la sorpresa di questa tornata amministrativa. Nonostante la potenza di fuoco a livello economico e mediatico, è innegabile che Marchini non rappresentasse nessun partito tradizionale o consorterie locali, e i suoi 114mila voti personali (76mila quelli per la sua lista) hanno scompaginato i giochi dei due schieramenti principali. Un tesoretto importante che, guarda caso, corrisponde quasi perfettamente allo scarto tra Marino e Alemanno. Voti che il sindaco uscente deve conquistare nelle prossime due settimane, oltre a richiamare al voto gli astenuti, se vuole portare a compimento una rimonta difficile.
autore / Domenico Naso
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