Un Paese che non cresce in tutti i sensi: più genitori disoccupati, meno turisti e bambini. I dati Istat

28 maggio 2014 ore 12:49, Micaela Del Monte
Un Paese che non cresce in tutti i sensi: più genitori disoccupati, meno turisti e bambini. I dati Istat
Il rapporto annuale Istat lancia l'allarme: aumentano i genitori disoccupati e gli italiani all'estero. Diminuiscono invece i turisti e i bambini e questo significa che l'Italia si sta trasformando in un Paese vecchio, in cui solo gli anziani scelgono di rimanere. In un Paese che non cresce.
L’istituto infatti ha registrato il nuovo minimo storico per le nascite da quasi vent’anni. Nel 2013 si stima che saranno iscritti all’anagrafe poco meno di 515mila bambini, 12mila in meno “rispetto al minimo storico registrato nel 1995?. In cinque anni sono arrivate in Italia 64mila ‘cicogne’ in meno. La crisi frena, non solo le nascite, ma anche gli immigrati: nel 2012 gli ingressi sono stati 321mila, -27,7% rispetto al 2007. Aumenta invece il numero di stranieri che se ne vanno (+17,9%) ed è un vero e proprio boom di italiani che cercano fortuna all’estero. Nel 2012  gli emigrati erano 68mila, il 36% in più del 2011, “il numero più alto in 10 anni”. Nello stesso anno, oltre 26 mila giovani italiani (tra i 15 e i 34 anni) hanno lasciato il Paese, 10 mila in più rispetto al 2008, meno di quanti ne sono rientrati. Il rapporto Istat spiega che negli ultimi cinque anni se ne sono andati quasi 100 mila giovani, per l’esattezza 94mila.
Un Paese che non cresce in tutti i sensi: più genitori disoccupati, meno turisti e bambini. I dati Istat
Il flusso di uscita dei laureati è di 6 mila 340 unità, con un saldo di -4 mila 180 unità. Le mete di destinazione privilegiate sono Regno Unito, Germania (circa 900 emigrati in ciascun paese) e Svizzera (726). Aumentano anche le famiglie con donne ‘breadwinner’, ovvero quelle in cui la donna è l’unica ad essere occupata: sono il 12,2% delle famiglie, erano il 9,4% nel 2008. Quelle con il breadwinner uomo sono il 26,5% (stabile rispetto a cinque anni prima). Tra il 2008 e il 2013 le famiglie in cui l’unico occupato è una donna sono aumentate di 591mila unità (+34,5%), superando i 2,3 milioni. La morsa della crisi, però, nel 2013 pare attenuarsi: la quota di persone appartenenti a famiglie in condizioni di “grave deprivazione” scende al 12,5%, pari a 7,6 milioni di individui, dal 14,5% del 2012, corrispondente a 8,7 milioni. L’Istituto di statistica parla di “deboli segnali positivi”. In generale, sottolinea l’Istat, “l’Italia è uno dei paesi europei con la maggiore disuguaglianza nella distribuzione dei redditi primari, guadagnati dalle famiglie sul mercato impiegando il lavoro e investendo i risparmi”. Inoltre, “nonostante l’intervento pubblico operi una redistribuzione dei redditi di mercato di apprezzabile entità, non inferiore a quella dei paesi scandinavi, in Italia il livello di disuguaglianza rimane significativo anche dopo l’intervento pubblico”.
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