Roma, Pavlovic: "Da rom dico: atto vigliacco e abominevole. No a rappresaglie 'naziste'

28 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Roma, Pavlovic: 'Da rom dico: atto vigliacco e abominevole. No a rappresaglie 'naziste'
“Atto vigliacco e abominevole. I Rom che delinquono devono essere perseguiti penalmente come prevede la legge, ma la legge deve essere uguale per tutti. Nei nostri confronti, invece, c’è sempre la criminalizzazione di un intero popolo”. Diana Pavlovic, paladina della cultura rom, mediatrice culturale e responsabile nazionale dei programmi europei Rom Act e Rom Med, commenta con “rabbia quanto accaduto” e nella conversazione con Intelligonews denuncia le responsabilità che devono essere assunte sia dai rom che, soprattutto, dalla politica. Con un messaggio al sindaco di Roma, Marino…

Che effetto le fa la strage di Roma? 

«Provo grande amarezza, dispiacere e rabbia per quanto accaduto perché è stato un gesto veramente vigliacco, abominevole. Parto da un presupposto: la legge dovrebbe essere uguale per tutti. Qualche settimana fa a Napoli un infermiere ha preso un fucile e sparato a quattro persone ferendone altre: in quella occasione tutti erano scossi ma a nessuno è venuto in mente di fare una rappresaglia contro i napoletani. In questo caso, invece, noi come sempre veniamo messi alla gogna; viene criminalizzato un intero popolo, una intera comunità, e questo è un problema nostro molto grave ed è un problema anche di questo Paese. La criminalizzazione di un popolo è un atto fascista ed è stato un principio della Germania nazista in base al quale vennero sterminati mezzo milione di rom e sinti. In questo momento sono in Tribunale perchè abbiamo presentato denunce contro Buonanno della Lega per aver definito i rom 'feccia della società' ».

Il punto però è che spesso nei campi rom abusivi c’è criminalità e la mancanza totale del rispetto delle regole. Visto che giustamente lei invoca la legge uguale per tutti, questo deve valere anche per i rom. Cosa risponde? 

«Nei campi rom abusivi c’è molta criminalità e di fronte a questo tutti si devono prendere le proprie responsabilità. Lo devono fare i rom: quelli che delinquono individualmente devono prendersi le proprie responsabilità, devono essere perseguiti penalmente così come la legge prevede. La comunità rom deve poi lavorare per riuscire, se possibile, a isolare i criminali; cosa non facile perché io ho denunciato un latitante che viveva in un campo regolare e terrorizzava un quartiere e ho dovuto aspettare un anno prima che lo arrestassero e nel frattempo lui ha bruciato una casa e fatto altri reati. Altra questione: si dice che la polizia non può entrare nei campi rom e questa è una balla colossale. La polizia locale e quella di Stato nei campi ci sono sempre; mi domando perché le cose vengano tollerate e dovreste indagare voi»

E la politica ha responsabilità?

«Soprattutto la politica si deve prendere le proprie responsabilità».

Come?

«I campi rom non li abbiamo inventati noi, li hanno inventati le istituzioni. Da trent’anni ci hanno segregato dentro questi campi; da anni siamo oggetto di strumentalizzazione anche economica perché su di noi hanno mangiato milioni di lire prima, e di euro oggi. A questo si aggiunge la strumentalizzazione politica: non so dire perché ma temo che anche questo aspetto sia conveniente alla politica, nel senso che conviene sempre avere un po’ di zingari per un motivo o per l’altro. Il punto è che la politica non ha mai voluto risolvere il problema. Se i sessanta milioni di euro stanziati da Maroni per l’emergenza fossero stati utilizzati per le politiche di inclusione invece che rubati da Mafia Capitale, i campi rom non ci sarebbero più. Noi facciamo una grande fatica coi nostri ragazzi che nascono nei campi, perché alla base di quello che succede c’è la discriminazione che noi subiamo, l’esclusione sociale che poi sono i motivi fondamentali che alimentano la criminalità. E questo vale in ogni situazione di marginalità, dalle baraccopoli in Brasile e Argentina ai quartieri americani trasformati in ghetti per le persone di colore. Bisogna portare ai nostri ragazzi la possibilità di scelta del loro destino che ora non hanno: oggi non possono sognare di diventare un giorno avvocati». 

Senza generalizzare, è altrettanto vero che spesso c’è chi alla fatica di impegnarsi nella ricerca di un lavoro o di una convivenza civile nella legalità, preferisce la via breve della delinquenza e del crimine. Cosa risponde?

«Se uno ce la fa grazie alla propria forza individuale è un bene ma la maggior parte dei ragazzi cedono di fronte alla discriminazione e questo è un fenomeno molto noto. Vanno a scuola e a undici anni escono che non sanno ancora leggere o scrivere, ma che futuro possono avere?».

Vale anche il contrario, cioè che molti genitori non mandano i figli a scuola. 

«Nei campi rom regolari i bambini vanno a scuola, io stessa sono mediatrice culturale nelle scuole e lo posso affermare con cognizione di causa. Il punto è che nei campi regolari ha regnato l’assistenzialismo con milioni di euro che hanno preso altre strade».

Ma sui campi rom abusivi, invece, che c’è da fare?

«Bisogna attuare le politiche sociali previste per i rom rumeni. Io conosco molto bene la realtà di Milano. Nei confronti di queste persone l’allora assessore De Corato spese 5 milioni di euro per fare gli sgomberi: in quel periodo di rom rumeni nei campi ce n’erano duemila e ora ce ne sono più o meno duemila. Oggi c’è l’assessore alla sicurezza Granelli che fa cinque sgomberi alla settimana con costi elevati per tutti noi, senza diminuire il numero delle persone presenti nelle baracche. E’ necessario capire perché queste persone vengono in Italia, se hanno un progetto temporaneo di migrazione o un progetto di vita stabile perché le politiche da attuare sono diverse rispetto ai due tipi di migrazione. Nel primo caso, bisogna capire come dare loro condizioni di vita dignitose con poche risorse; nel secondo bisogna fare le stesse politiche di inclusione che si fanno per i rom nei campi regolari e per gli italiani in difficoltà. Noi su questo abbiamo presentato un bel po’ di progetti»

Tornando alle responsabilità della politica, cosa direbbe al sindaco di Roma Marino?

«A tutti i sindaci e a Marino in particolare perché a Roma la situazione è disperata, direi di considerare i programmi varati dal Consiglio europeo e dalla Commissione europea - Rom Act e Rom Med -  di cui io sono responsabile nazionale con risorse europee stanziate ad hoc. Noi a Roma stiamo cercando di implementarli da un anno e si basano sul dialogo diretto tra comunità rom e istituzioni locali; prevedono una progettazione con soluzioni concrete e condivisione, poi c’è la fase di realizzazione attingendo ai fondi europei per i rom. A Marino vorrei dire che si tratta di una grande opportunità che ha davanti, perché l’unico modo per risolvere il problema è dialogare con le persone direttamente interessate che vengono così responsabilizzate. I soldi a livello europeo ci sono; basterebbe la volontà politica e il coraggio di abbandonare il vecchio modo di pensare. Marino ha aderito formalmente ma finora abbiamo avuto un po’ di problemi nel dialogo perché magari non siamo stati in grado di spiegare bene alla giunta di Roma le grandi opportunità di questi programmi. Se ce ne darà la possibilità, lo faremo volentieri».  
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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