Rom pirati, Fiano (Pd): “Un bambino rom è come mio figlio. Il razzismo causa tragedie”

28 maggio 2015, Andrea Barcariol
“Certezza della pena, integrazione e una copertura più efficiente del territorio da parte delle Forze dell’Ordine”.
Rom pirati, Fiano (Pd): “Un bambino rom è come mio figlio. Il razzismo causa tragedie”
Questa la ricetta per affrontare il problema legato alla gestione dei campi nomadi secondo Emanuele Fiano, deputato e responsabile sicurezza nella segreteria nazionale del Pd,  intervistato da IntelligoNews in seguito all’incidente avvenuto ieri a Roma dove un auto con 3 rom a bordo ha travolto 9 persone uccidendo una donna.

Al di là delle polemiche politiche e delle ideologie, in Italia l’attuale gestione dei campi nomadi rappresenta un problema?


«In qualsiasi forma l’abusivismo non va bene, questo è un tema da risolvere, a prescindere dai rom. L’abusivismo può essere un terreno fertile per altre forme di disagio e noi siamo pronti a combatterlo».

Come si risolvono i problemi legati ai campi nomadi?


«La nostra vita democratica vive di regole molto chiare, i bambini devono andare a scuola, le persone devono lavorare. Le questioni di sicurezza si risolvono, come in tutti i Paesi del mondo, con ricette semplici: aumentando la presenza delle Forze dell’Ordine sul territorio, dopo anni di tagli bestiali del centrodestra, circa 3 miliardi di euro dal 2009 al 2011. Noi abbiamo investito quasi 2 miliardi di euro in questi due anni, abbiamo riportato il turn over al 55% con assunzioni straordinarie, oltre a quelle normali. Poi serve anche la questione giuridico-penale, stiamo aumentando le pene per alcuni tipi di reati predatori, ad esempio i furti negli appartamenti, che sono le uniche tipologie in aumento. E’ una forma meno violenta sulle persone ma di grande impatto economico e sociale. Questo ci garantisce la certezza della pena che non renderà possibile l’immediata uscita dal carcere».

I cittadini su questo punto sono molto critici e lamentano l’impunità dei criminali, ad esempio quelli di ieri.

«Con l’aumento delle pene, come abbiamo fatto sul fronte della corruzione, noi si ricadrà più nella situazione che chi delinque esce subito dal carcere. Questa modifica serve per garantire ai cittadini la certezza della pena e per eliminare un senso di frustrazione di coloro che arrestatano questa gente che viene subito messa in libertà. Stiamo lavorando molto anche a un ripensamento del modello organizzativo delle Forze dell’Ordine per assicurare una copertura più efficiente del territorio. Il miglior deterrente contro questa tipologia di reati è la presenza, la visibilità e l'efficienza delle Forze dell'Ordine».

Crede che una vera integrazione tra rom e italiani sia possibile o è un’utopia?

«Ci credo, ogni uomo nasce uguale all’altro, poi dipende se si è capaci di inserirlo e integrarlo all’interno delle regole di civile convivenza. Un bambino rom è come mio figlio, non c’è alcuna differenza, basta educarlo e fargli conoscere i valori fondamentali, insegnandogli che avrà un lavoro e non dovrà andare a chiedere l’elemosina. Chi pensa che esistano popoli con attitudini genetiche diverse ripete i crismi del razzismo che nel secolo scorso portarono alle tragedie che conosciamo».


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