Se la bad bank non fosse una necessità?

28 maggio 2015, Luca Lippi
Abbiamo già parlato delle Bad Bank, ora alla luce del discorso di Ignazio Visco vediamo che utilità ha e perché Visco e Padoan ne esortano l’istituzione.

Se la bad bank non fosse una necessità?
Il Governatore della Banca d’Italia parlando di Bad Bank intende chiamare il governo a intervenire con denaro pubblico nella costituzione di una banca, oppure ricapitalizzarne una già esistente, ancora peggio (ipotizziamo) potrebbe suggerire di utilizzare i fondi della Cassa Depositi e Prestiti. In tutte queste possibilità la sostanza è che si utilizzano soldi pubblici!

Questa nuova (o vecchia) banca acquisterà dalle banche private italiane crediti in sofferenza inesigibili o (termine tecnico) incagliati, lo scopo è quello di liberare capitali da investire nell’economia reale. Questi di fatto sono stati già abbondantemente forniti da Mario Draghi con diverse operazioni (Ltro, più il successivo T-Ltro) prima ancora del più recente QE.

A questo punto la domanda sorge spontanea: chi ci garantisce che le banche investiranno la liquidità nell’economia reale?

Pensiamoci un attimo, il mercato già si occupa del lavoro che dovrebbe fare una futura Bad Bank. Già oggi è possibile vendere a terzi crediti bancari a quanto il mercato stima possano valere, si chiama “fair value”, e allora perché serve una Bad Bank?

Ignazio Visco, come abbiamo scritto ieri, nonostante in passato abbia (a ragione) puntato il dito contro il governo, nel discorso del 26 maggio ha fin troppo “ammorbidito” il governo per poi infilare nel discorso il sollecito della creazione di una Bad Bank.
 
Se le banche hanno bisogno (ancora) di capitale libero, basta imporre loro un aumento di capitale (è nel potere sia della Banca d’Italia sia del governo), e se non dovessero esserci investitori capaci di sottoscrivere l’intero aumento di capitale, intervenire con soldi pubblici nell’operazione (partecipazione azionaria pubblica a forte sconto) che è una prassi consolidata e legale. 

Per il Tesoro non è un cattivo affare detenere azioni di banche sane (o con bilanci risanati). Ovvio che banchieri e azionisti questo non lo vogliono, ma c’è ancora una sovranità in questo Paese?


autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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