Dagli Usa il batterio senza cura: "è impossibile fermarlo" e scatta l'allarme

28 maggio 2016 ore 20:32, Micaela Del Monte
E' allarme negli Stati Uniti per la scoperta dell'infezione di un batterio capace di resistere anche agli antibiotici con colistina, usati di norma come ultima istanza, grazie al gene Mcr-1 che lo rende immune a tutti gli attacchi antibiotici. 
Gli scienziati del Dipartimento alla Difesa Usa hanno individuato la specie di "escherichia coli" nelle urine di una donna della Pennsylvania. 
"L'agente patogeno in questione - spiega il rapporto pubblicato sulla rivista della Società americana di microbiologia 'Antimicrobial Agents and Chemotherapy' - è resistente persino all'antibiotico di ultima generazione 'colistin'.
Il rapporto non rende nota la condizione della donna portatrice del batterio, ma spiega che esperti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) stanno indagando sulle modalità in cui la paziente avrebbe contratto il micro-organismo. 
Tra le possibilità anche quella di una ospedalizzazione. 
Le autorità sanitarie della Pennsylvania stanno contattando familiari e conoscenti per accertare che l'infezione non si sia diffusa. 
Questo particolare agente patogeno è stato definito dagli esperti "il batterio degli incubi", che in alcuni casi può arrivare ad uccidere il 50% delle persone che ne vengono contagiate. 
Secondo gli esperti si tratta di una notizia allarmante: la colistina è considerata appunto "l'ultima spiaggia" degli antibiotici, e se un batterio riesce a sopravvivere anche a questa, è pressoché impossibile fermarlo. 
Potrebbe essere, scrivono i media americani, "la fine della strada" per gli antibiotici. Solo pochi mesi fa in Cina era stato scoperto il primo batterio capace di resistere alla colistina, ma si sperava fosse un caso isolato. 

[imaghe:left]Anche in Italia ci sono già dei pazienti che si sono infettati con batteri che resistono a tutti gli antibiotici,anche se di tipo diverso da quello che ha colpito nei giorni scorsi la donna negli Stati Uniti. 
Lo afferma Annalisa Pantosti, ricercatrice dell'Istituto Superiore di Sanità, secondo cui la mortalità in questi casi può arrivare al 50%. 

"La gravità dell'impossibilità di trattare il paziente noi l'abbiamo già nel nostro paese - spiega Pantosti - non per l'Escherichia Coli come nel caso statunitense ma per un'altra classe di batteri, le clebsielle pneumoniae resistenti ai carbapenemi, che nel 30-40% dei casi sono ormai resistenti anche alla colistina. In questi casi si ricorre ad antibiotici 'di fortuna', magari in disuso, oppure a combinazioni di più farmaci, ma la mortalità è molto alta, anche se difficile da quantificare perchè di solito i pazienti hanno anche altri problemi medici".

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