Il Cavaliere cala l'asso per il Colle: Marcello Pera. E Saccomanni a Palazzo Chigi?

28 marzo 2013 ore 11:30, Francesca Siciliano
Il Cavaliere cala l'asso per il Colle: Marcello Pera. E Saccomanni a Palazzo Chigi?
Il Pd, scaricati definitivamente i “salvatori della Patria” grillini, è “costretto” ora a trattare con il Pdl dei peones. Non alla luce del sole, questo è ovvio. Da via del Nazareno fingono di non voler inciuci, tentano di convincere popolo e addetti ai lavori di aver chiuso la porta in faccia al Cavaliere. Ma sotto banco le manovre di incastro (riforme e sostegno indiretto al Senato per il Pd in cambio di un “moderato” al Colle) iniziano a prendere forma. Pare che Bersani nelle ultime ore abbia stilato la sua white list quirinalizia, fatta recapitare in men che non si dica al Caveliere tramite Alfano. Il suo placet ricadrebbe su Franco Marini, Giuliano Amato, Pietro Grasso e Giuseppe De Rita. In cambio? 3 ministri “amici” (nel senso di non sgraditi) al Pdl, come le Comunicazioni o la Giustizia, il tallone d'Achille del Cav. Ma sul finale in leader Pd lancia l'aut aut: se Berlusconi non fa partire il nostro governo, non cercheremo la convergenza dei due terzi del Parlamento per votare il presidente della Repubblica (e le riforme): ce lo sceglieremo da soli, il Colle. O peggio, con i grillini. Berlusconi, ricevendo la postilla di Bersani, a quanto pare non si è fatto infinocchiare cadendo nel tranello. Non lascia, ma tenta il raddoppio. Il Pd non vuole Gianni Letta (troppo schierato, troppo di parte, troppo “braccio destro”)? Cala l'asso, il Cavaliere: Marcello Pera, senatore in quota Pdl, ma presidente del Senato nel III governo Berlusconi, dunque già abituato ai ruoli super partes. Bersani, mai come questa volta letteralmente, è caduto dal pero. Un'ipotesi del genere non l'avrebbe immaginata neppure nei peggiori incubi: con Gianni Letta credeva di aver già superato il limite. Ma il Pdl sul Quirinale non ha alcuna intenzione di retrocedere né di ammorbidirsi. E un'altra notte insonne per il leader democrat, costretto a consultare i suoi, a tastare il terreno, a cercar di capire se, obtorto collo, i suoi quadri siano disposti a convergere su Pera. Risultato deludente: i democratici, dai cattolici fino all'estremo Sel, non hanno alcuna intenzione di accordarsi su Pera. Ancor meno con il Pdl. Ora. L'ipotesi millantata a Bersani di «scegliere il presidente della Repubblica con i grillini» sembra  fantasiosa. I 5 Stelle sceglieranno uno dei loro, questo già l'hanno detto. Un no-tav molto probabilmente o, peggio ancora, un ragazzotto indicato dalla rete. Ma siam così sicuri che Bersani possa permettersi di trimezzare il suo elettorato o di abdicare nei confronti di Renzi (tra l'altro appena arrivato a Roma) pur di spuntarla contro il Cav.? Situazione ovviabile, dunque, solo se Napolitano decidesse di restare “in posizione” per un altro mandato. «Di fronte all'ipotesi di un Napolitano bis non abbiamo pregiudiziali contrarie» sostiene Fabrizio Cicchitto, ospite a Omnibus fin dalle prime luci dell'alba. Ma visto che 'O Presidente di “combattere” altri 7 anni con questa “italietta” non ha la minima intenzione, «i nomi che indichiamo noi - precisa Cicchitto - come Pera o Letta sono persone di assoluta garanzia democratica». Per nobilitare Berlusconi di fronte alla nuova accelerazione giudiziaria contro di lui. Ma questo lo sostengono i maligni. E intanto Napolitano sembra orientato a risolvere l'empasse politico-istituzionale individuando il profilo di un premier super partes. Si fa il nome del direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni.      
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